Il Giappone nell’Indo-Pacifico

RISE vol. 7 n. 1

Negli ultimi anni, sempre più governi e istituzioni hanno guardato all’Indo-Pacifico, una regione socialmente costruita raggruppando alcuni Paesi dell’Asia Meridionale, Asia orientale, Oceania e America del Nord. Dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, dall’Unione Europea all’ASEAN, i decisori hanno approntato strategie, concetti e visioni che ruotano essenzialmente attorno a tre parole-chiave: sicurezza, prosperità e cooperazione. In questo contesto di ampia riflessione strategica, non poteva mancare il Giappone, che da oltre un decennio ha sviluppato una visione inclusiva di Indo-Pacifico, “libero”, “aperto” e basato su un ordine regolato da norme, principi e valori condivisi. 

In particolare, tale visione si prefigge di espandere il libero commercio nella regione a partire dalla definizione di nuovi partenariati economici; di garantire pace e stabilità nello spazio marittimo; infine, di contribuire alla costruzione di una capillare rete infrastrutturale in grado di connettere gli oceani Pacifico e Indiano. Sebbene ufficialmente sia stata concepita come un’iniziativa politica dalla quale tutti gli attori regionali potranno trarre dei benefici di lungo termine, per taluni la strategia giapponese nasconde il reale intento di contenere la Cina e soffocare le sue aspirazioni di potenza regionale (e globale). 

Questo numero di RISE mira ad analizzare la strategia giapponese per l’Indo-Pacifico sotto diversi aspetti. 

Si inizia con la storia delle relazioni che Tokyo ha intrattenuto con il Sud-Est asiatico tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Novanta. Si discute, di seguito, l’impatto che la pandemia da COVID-19 e la recente invasione russa dell’Ucraina hanno avuto sulla politica giapponese. Trova spazio anche una riflessione sulla strategia dell’Unione Europea per l’area, non priva di rischi. Infine, chiude il numero la recensione di “Le mie nove vite” di June Rose Yadana Bellamy. 

A partire da questo numero, RISE sarà pubblicata con cadenza quadrimestrale, e non più trimestrale. Anche nella nuova periodicità, la rivista intende, come sempre, mantenere viva la ricerca e l’attenzione sulle dinamiche politiche, economiche e sociali del Sud-Est asiatico.

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