Il Myanmar alla fine delle favole

RISE vol. 4 n. 3

Con la vittoria elettorale nel 2015 di Aung San Suu Kyi, il mondo – soprattutto l’Occidente – viveva il lieto fine della tormentata vicenda del Myanmar contemporaneo. Ecco Suu Kyi, già insignita del Premio Nobel per la Pace, a lungo in carcere o agli arresti domiciliari negli anni bui della dittatura militare, finalmente al potere, anche se condiviso con gli stessi generali un tempo suoi oppressori. Certo, i problemi non sarebbero scomparsi, ma il Paese li avrebbe gradualmente risolti, grazie alla ritrovata libertà e all’esistenza di un governo semi-civile.

A distanza di cinque anni – nell’anno che rivedrà il Myanmar alle urne – la favola si è dissolta. I conflitti interni hanno ripreso vigore, gran parte della popolazione si trova ancora in condizioni di povertà estrema, e la questione della violazione dei diritti umani dell’etnia Rohingya è finita davanti alla Corte Internazionale di Giustizia.

Mentre l’Occidente si nutriva dell’illusione che la democrazia, concepita come una sorta di bacchetta magica, avrebbe aperto le porte a pace e sviluppo in Myanmar, dimenticava la complessa eredità storica del paese, come ricordato dal nuovo libro di Thant Myint-U, che qui recensiamo in anteprima nazionale. Dell’intricato groviglio politico, sociale ed economico si occupa questo numero di RISE, a partire dai conflitti negli stati Shan e Kachin, per proseguire con le conseguenze politiche – positive e negative – della libertà di espressione online. Cerchiamo di capire, con gli occhi di testimoni sul campo, che cosa stia succedendo sul fronte economico nelle aree ai confini con la Cina. Facciamo il punto sui diritti dei lavoratori, in un Paese che a lungo non ha nemmeno concepito la libertà sindacale. Ci chiediamo quale futuro di coinvolgimento con l’economia mondiale ci possa essere, ora che gli investitori occidentali sembrano avere abbandonato il Myanmar.

Ma prima di tutto, con l’appassionato sguardo di uno dei più noti analisti in materia, riflettiamo sullo stato presente e futuro degli studi sul Myanmar, perché conoscere la realtà – anche attraverso il Myanmar-Europe Research Network (MyERN) che ruota attorno all’Università di Torino – è oggi più che mai un dovere, se si hanno a cuore i destini del Paese dopo la fine delle favole.

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