I movimenti comunisti nel Sud-Est asiatico

RISE vol. 7 n. 2

Marx si è fermato nel Sud-Est asiatico? Era questo l’interrogativo al quale il funzionario del Dipartimento di Stato americano George E. Lichtblau intendeva rispondere nel 1960, nell’anno in cui gran parte dei Paesi dell’area si era affrancata dal giogo coloniale. Molteplici furono le ragioni che consentirono alle tesi marxiste di attecchire facilmente nella regione agli inizi del Novecento: la convinzione che queste fossero le più adatte a liberare i popoli dalla dominazione occidentale, a soddisfarne i bisogni primari e, infine, a favorire la creazione di nuovi stati indipendenti. Dopo il periodo della decolonizzazione, i partiti e i movimenti di ispirazione comunista hanno conosciuto un diverso destino, talora giungendo al potere come in Viet Nam, talvolta andando incontro alla messa al bando e alla soppressione a seguito della ferma e cruenta risposta delle autorità, come accaduto in Indonesia, Thailandia e nelle Filippine.

Questo numero di RISE intende tracciare una breve storia di alcuni dei principali partiti e movimenti comunisti del Sud-Est asiatico. La prima parte è dedicata alla diffusione del messaggio marxista e all’esperienza politica della sinistra radicale nell’area indocinese, in particolare in Viet Nam e in Thailandia. La seconda parte ospita, invece, due contributi sulle origini e gli sviluppi di quello che fu il più grande partito comunista del Sud-Est asiatico in termini di iscritti, quello indonesiano, e il movimento comunista filippino, frammentato in due anime: entrambi, con alterne disgrazie, hanno segnato il destino dei due Paesi del Sud-Est asiatico arcipelagico dall’ultima fase della dominazione occidentale fino alla repressione autoritaria che si consumò tra il 1965 e il 1972. Il numero si chiude con una rivalutazione storica della “teoria del domino” enunciata dagli Stati Uniti nel 1954, che tiene conto del ruolo avuto dalla rete della diaspora cinese, legata al Partito comunista cinese, in Malaya e a Singapore. Ed è proprio al ruolo della Cina nella regione che è dedicato All’ombra del dragone, il libro di Sebastian Strangio recensito nella consueta rubrica.

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