A cinquant’anni dalla Rivoluzione Culturale

OrizzonteCina vol. 7 n. 4 (Luglio - Agosto 2016)

Nelle contemporanee riletture della Rivoluzione culturale si tende a sottolineare (soprattutto fuori dalla Cina, per la verità) come, malgrado il furore della violenza ideologica e la insensata brutalità di alcuni suoi colpi di coda, essa avesse fornito a molti giovani una rara e in gran parte genuina occasione di partecipazione e di protagonismo politico, finanche di vera e propria autodeterminazione.

La cosiddetta letteratura “delle ferite” o “delle cicatrici” alla fine degli anni Settanta si è ampiamente occupata del progressivo disincanto e della forte alienazione sociale vissuta dagli stessi giovani nel periodo successivo alla fase culminante della Rivoluzione culturale, come pure della sofferenza e del dolore di chi ne era stato vittima, con esiti spesso permanenti, e dell’incessante succedersi di campagne di denuncia e delle estenuanti sessioni di lotta.

Quali ulteriori effetti di lungo periodo sulla società cinese contemporanea è possibile attribuire al decennio fatale 1966-1976, a cinquant’anni dal suo inizio?

Una dimensione fondamentale, peraltro esplorata con grande acume e rigore metodologico dagli studiosi che hanno contribuito a questo numero di OrizzonteCina, è quella dell’impatto di alcune vicende tuttora in parte irrisolte che hanno allora coinvolto futuri membri di spicco del Pcc nelle dinamiche di potere interne al Partito stesso. Ma una riflessione altrettanto opportuna investe l’esplorazione di alcune peculiarità della realtà cinese contemporanea intesa come Lebenswelt, lo specifico “mondo di vita” in cui si esplica l’esperienza dell’essere cinesi in Cina oggi

All’interno di OrizzonteCina Vol. 7 n. 4 (Luglio – Agosto 2016):

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