Armi e sicurezza: quali riforme?

Human Security n. 11

Il volume dei trasferimenti internazionali di armi è aumentato rispetto al passato, raggiungendo nel 2018 il livello più alto dalla fine della Guerra fredda e un valore commerciale di circa 95 miliardi di dollari nel 2017. Naturalmente esistono una serie di regole, concordate a livello regionale e internazionale, per il commercio di armi. Tuttavia, le ambiguità non mancano e la recente escalation del conflitto in Yemen ha messo in luce profonde differenze nel modo in cui gli stati membri dell’Unione Europea interpretano e mettono in atto tali norme: mentre alcuni stati hanno interrotto o limitato le esportazioni di materiale militare verso l’Arabia Saudita, altri le hanno portate avanti. Inoltre, come racconta Giovanna Maletta, ricercatrice del SIPRI, in alcuni casi – come nel Regno Unito e in Italia – la legalità di queste esportazioni è stata messa in dubbio a fronte di preoccupazioni sul rispetto dei diritti umani e dei principi cardine del diritto internazionale umanitario.

Partendo da simili considerazioni, nel 1997 la comunità internazionale si è impegnata a mettere al bando le mine anti-persona e rimuovere gli ordigni disseminati nel mondo. Nonostante ciò, si stima che ve ne siano ancora decine di milioni sparse in tutto il mondo. La bonifica dei campi minati va dunque avanti e molte sono le organizzazioni impegnate in missioni di questo tipo. Fra queste, APOPO figura da molti anni tra i principali attori impegnati sul campo, affidandosi a una “tecnologia” innovativa, estremamente accurata ed efficiente: l’olfatto dei ratti giganti africani. Per scoprirne di più, Francesco Merlo, Project Assistant presso CVM – Comunità Volontari per il Mondo, ha intervistato Abdullah Mchomvu, responsabile dell’addestramento degli HeroRAT di APOPO.

Dopo il focus sulle sfide legali del commercio internazionale di armi e le attività di bonifica di APOPO, questo numero di Human Security si concentra sulla riforma del settore della sicurezza o, in gergo, Security Sector Reform (SSR). Ne parla il Tenente Colonnello Paolo Mazzuferi, Capo Sezione Studi e Dottrina del Centro Studi Post-Conflict Operations dell’Esercito Italiano, che nel suo articolo traccia l’evoluzione e delinea i contorni dei modelli contemporanei di SSR. Segue un articolo di Giuseppe Lettieri, oggi Monitoring Officer presso la Missione OSCE a Skopje, che offre una riflessione sull’importanza e le criticità della riforma del sistema penitenziario kosovaro, collocandone il processo a cavallo tra SSR e riforma dell’ordinamento giudiziario.

Affini e per certi versi complementari alle attività di SSR sono i programmi di disarmo, smobilitazione e reintegrazione degli ex combattenti (Disarmament, Demobilisation and Reintegration, DDR), oggetto dell’ultimo approfondimento di questo undicesimo numero di Human Security. Come sottolineato da Irene Baraldi, Blue Book Trainee presso la Commissione Europea, e Alpaslan Özerdem, Dean della School for Conflict Analysis and Resolution della George Mason University, i programmi di DDR sono uno degli aspetti più delicati e impegnativi dei processi di costruzione della pace, soprattutto considerando le loro possibili conseguenze sui rapporti di potere nelle società post-conflitto (come analizzato da Baraldi in merito al caso bosniaco) e delle loro ripercussioni sulla sicurezza umana di diversi gruppi e sub-gruppi di ex combattenti (come osservato da Özerdem).

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