Prof. Giuseppe Gabusi is Associate Professor of International Political Economy and Political Economy of East Asia at the Department of Cultures, Politics and Society of the University of Turin. He is Head of T.wai's Indo-Pacific Program.
[IT] Il 9 giugno 1870, durante un banchetto a Firenze in onore della prima missione diplomatica cinese in Italia, fu chiesto ad Antelmo Severini (1828-1909), professore universitario a cui nel 1864 l’università di quella città aveva affidato la prima cattedra di lingue dell’Estremo Oriente, di salutare gli ospiti nella loro lingua madre. Narra la leggenda di come alla fine del discorso il capo della delegazione imperiale facesse piacevolmente notare le sorprendenti assonanze dell’italiano con il cinese mandarino…
The December 2019 issue of Global Policy has two special sections. The first entitled ‘The AIIB in Global Perspective: Early Development, Innovation and Future... Read More
[IT] 1975. I Khmer Rossi prendono il potere a Phnom Penh. Inizia così uno dei regimi più feroci e spietati che la storia mondiale del XX secolo abbia conosciuto. Con l’obiettivo di generare l’uomo nuovo e di ridurre a due (operai e contadini) le classi sociali della Cambogia, inizia un’opera sistematica di deportazioni, torture, esecuzioni sommarie, atrocità di ogni tipo che provocherà la decimazione di un quarto della popolazione cambogiana (le stime parlano di almeno un milione e settecentomila morti, ma potrebbero essere stati molti di più). Guidati da Pol Pot (che morirà nella giungla nel 1998), i Khmer Rossi guidano la Kampuchea democratica fino al 1979, quando l’intervento militare del Vietnam porrà fine al regno del terrore. Nel 2006, un accordo tra Nazioni Unite e governo cambogiano dà vita a un tribunale misto contro i crimini commessi in quegli anni.
[IT] “La Cina è ancora lo specchio nel quale, da sempre, l’Occidente trova meglio riflessa la sua immagine al contrario”. Inizia così, tra Italo Calvino e Marco Polo, l’intelligente e provocatorio libro-manifesto di Francesco Grillo, consulente strategico, editorialista, e docente universitario. L’autore parte da una semplice constatazione: come è possibile che l’Occidente negli ultimi decenni abbia sofferto un decremento della produttività, malgrado l’ampia diffusione di una tecnologia sempre più sofisticata? Il gap tra aspettative e realtà ha provocato frustrazione nei cittadini, e generato una comune percezione di “obsolescenza della democrazia”.