La transizione verso l’elettricità a basse emissioni di carbonio in Thailandia e in Indonesia

Il Sud-Est asiatico e l’urgenza di una transizione a basse emissioni di carbonio

Nonostante il rallentamento economico indotto dalla pandemia da COVID-19, l’Asia-Pacifico rimane la regione in più rapida crescita a livello globale. La crescita del Sud-Est asiatico è stata rivista fino al 5,1% dal bollettino economico della Banca asiatica di Sviluppo del dicembre 2021[1], costituendo uno dei tassi più alti del continente. Questa crescita, tuttavia, presenta sostanziali sfide politiche, economiche, sociali, di sicurezza e ambientali per la regione. La continua disponibilità di energia rimane una condizione sine qua non per alimentare questo dinamismo economico. La domanda di energia manterrà la sua tendenza al rialzo nei prossimi anni[2], e pertanto i decisori politici dei Paesi del Sud-Est asiatico sono invitati a riflettere su come conciliare la transizione verso sistemi energetici moderni sostenibili ed equi, rispondendo al contempo ai bisogni energetici immediati e stimolando lo sviluppo socio-economico.

In effetti, un’efficace transizione energetica è alla base della capacità della regione di progredire verso modelli economici più sostenibili. Le strategie adottate dagli Stati per soddisfare questa domanda determineranno la futura competitività, l’inclusività, la sostenibilità e la resilienza dell’intera regione nel medio-lungo periodo. Il settore dell’elettricità svolge un ruolo particolarmente critico nell’ambito della sfida domanda-offerta di energia. La crescita economica e della popolazione, i tassi di urbanizzazione e le nuove forme di trasporto esercitano una pressione aggiuntiva sulla domanda di elettricità. L’accesso universale all’elettricità, cristallizzato nei diciasette “Obiettivi di sviluppo sostenibile”, è il requisito fondamentale per superare la povertà energetica e la disuguaglianza. Con una media del 6% all’anno, la crescita della domanda di elettricità nel Sud-Est asiatico è stata tra le più veloci al mondo[3]. Tuttavia, nonostante il notevole potenziale, l’energia rinnovabile soddisfa attualmente solo il 15% circa della domanda di energia della regione. Il petrolio rappresenta ancora la quota maggiore nel mix energetico della subregione e si continua, inoltre, a fare ricorso al carbone per la produzione di energia. L’utilizzo di queste fonti ha comportato un aumento delle emissioni di diossido di carbonio (CO2)[4].

Perciò, una rapida transizione verso l’energia sostenibile dipende in gran parte dalle politiche attuate per soddisfare il fabbisogno di elettricità, ovvero da come l’elettricità viene prodotta e consumata, riconoscendo che soddisfare questa crescente domanda va spesso al di là della capacità dei sistemi e dei modelli energetici esistenti. I Paesi del Sud-Est asiatico, che sono particolarmente vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici[5], non possono permettersi di ritardare una rapida transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. Secondo il rapporto speciale dello United Nations Intergovernmental Panel on Climate Change del 2018, tale processo richiede “la vasta adozione di tecnologie e pratiche nuove, e possibilmente dirompenti, nonché una maggiore innovazione generata dal clima[6]”.

In questo senso, non v’è dubbio che le nuove tecnologie a basse emissioni di carbonio, che sono state ampiamente analizzate in scenari di mitigazione e studi di modellizzazione, sono destinate a svolgere un ruolo fondamentale nel modificare o interrompere il modello business-as-usual (BAU) di generazione e produzione di energia, nonché nel “consentire transizioni verso economie e società a basse emissioni di carbonio[7]”. In altre parole, l’utilizzo di nuove e dirompenti tecnologie meno inquinanti è una conditio sine qua non per una transizione a basse emissioni di carbonio. In aggiunta, una rapida transizione a basse emissioni di carbonio volta a limitare tempestivamente il riscaldamento globale dipende dalla misura in cui queste nuove dirompenti tecnologie sono prodotte, adottate e diffuse. La transizione socio-tecnica e il cambiamento tecnologico operano, dunque, in una relazione simbiotica.

Studiare la transizione verso la sostenibilità

La transizione verso la sostenibilità e il cambiamento tecnologico sono temi che sono da tempo al centro della ricerca. Da un lato, l’approccio della prospettiva multilivello (multilevel perspectiveMLP[8]) come paradigma mainstream di transizione della sostenibilità chiarisce le condizioni in cui è probabile che avvengano diverse tipologie di transizione. Suggerisce che i tempi e la natura dell’interazione tra paesaggio, regime e nicchia possono portare a percorsi di transizione distinti. Il paesaggio connota l’ambiente esogeno, le istituzioni e le tendenze internazionali; il regime accorpa decisori politici nazionali, scienziati o routine cognitive stabilizzate; le nicchie, infine, costituiscono “il micro-livello in cui emergono le novità radicali[9]”. Tuttavia, sebbene si occupi del processo di transizione, la MLP sottovaluta il ruolo effettivo svolto dagli attori coinvolti.

D’altra parte, la letteratura canonica sull’“innovazione distruttiva[10]” mette in evidenza gli attori e fornisce una chiara comprensione del micro-livello dei “processi di azione immediata che creano modelli di sviluppo a breve termine[11]”. Tuttavia, la principale idea di fondo di questo flusso di studi, relativamente alle imprese e alle loro strategie di mercato e di organizzazione, tende a non sottolineare l’apporto dei fattori socio-istituzionali e socio-cognitivi nel plasmare il processo di cambiamento tecnologico. Dati i loro focus complementari, quando queste due linee di studio sono combinate possono contribuire a un’adeguata comprensione della transizione a basse emissioni di carbonio in corso in tutto il mondo, e nel Sud-Est asiatico in particolare.

Questo paper asserisce che le dinamiche del cambiamento tecnologico influenzano a livello micro la transizione a basse emissioni di carbonio nella più ampia dimensione socio-tecnica. Al contrario, l’evoluzione della tecnologia a basse emissioni di carbonio di (micro)nicchia è modellata e condizionata da dinamiche di transizione più grandi. Questa ricerca intende inoltre affermare che un meccanismo socio-cognitivo svolge un ruolo essenziale nella trasformazione tecnologica laddove le nuove tecnologie e innovazioni sono destinate ad essere modellate dai fattori cognitivi della società umana. Per questo paper, la tecnologia, seguendo la definizione di Arie Rip e René Kemp[12], descrive configurazioni che funzionano per evitare “il pregiudizio individuale di un concetto di strumenti” e incorporare “grandi sistemi tecnici”. Attingendo a questi due flussi di teorie, questa ricerca mira a discernere le dinamiche di transizione a basse emissioni di carbonio nel settore energetico chiedendosi come e in che misura il settore energetico nel Sud-Est asiatico continui a subire una transizione ecologica di fronte alle nuove tecnologie dirompenti a basse emissioni di carbonio, determinando al contempo come debba concretamente realizzarsi una tale transizione.

Trarre una lezione dai casi di Thailandia e Indonesia

Da quando la Thailandia ha ratificato l’accordo di Parigi sul clima, la traiettoria del suo settore energetico verso un’economia a basse emissioni di carbonio ha subito una notevole accelerazione. In primo luogo, il regime energetico esistente sta subendo cambiamenti sostanziali, come dimostrano lo sviluppo costante dell’ambidestrismo[13], l’esplorazione di tecnologie a basse emissioni di carbonio per la produzione di energia e la capacità ibrida in diverse centrali elettriche e, infine, l’elaborazione di nuovi dipartimenti per la supervisione organizzativa. Pertanto, questo cambiamento comportamentale e strutturale nel regime di potere esistente implica un processo dinamico di transizione a basse emissioni di carbonio. In secondo luogo, il dibattito aperto nel regime di potere esistente porta alla graduale trasformazione del modello operativo mediante l’inclusione di tecnologie dirompenti dell’informazione e della comunicazione nel sistema di rete di proprietà statale, le quali possono contribuire al decentramento dell’energia attinto al modello prosumer[14] e interrompere il modello esistente integrato verticalmente o anche, eventualmente, il singolo acquirente paradigma. I progetti pilota attuati congiuntamente dal regime di potere esistente e dai precursori tecnologici consentono, al primo, di comprendere meglio le tecnologie dirompenti e modellare il proprio percorso di sviluppo; al secondo, di adeguare i propri prodotti e servizi alle circostanze locali. Pertanto, questo processo di transizione a basse emissioni di carbonio implica una dinamica di co-produzione[15]. In terzo luogo, il regime di potere thailandese in carica, che è costituito – tra le altre – dalle pervasive aziende di Stato alle autorità di regolamentazione dell’elettricità, sta gradualmente prendendo più iniziativa per interagire e cooperare con innovazioni di nicchia. Più significativamente, si stanno diffondendo in modo proattivo le conoscenze e le competenze in materia di energie rinnovabili ed efficienza energetica tra le università e il pubblico in generale. I suoi sforzi volti a promuovere la tecnologia a basse emissioni di carbonio, che ingloba anche conoscenze e know-how intangibili, dal lato sia dell’offerta sia della domanda, e la sua cooperazione con la nicchia, riflettono una benevola relazione tra il regime e la nicchia. Malgrado la presenza di alcune limitazioni, a giudicare da queste tre considerazioni, è opportuno rilevare come sia probabilmente in corso una transizione a basse emissioni di carbonio nel settore energetico thailandese.

È anche interessante notare come l’attuale processo di transizione nel settore energetico thailandese incarni un modello di costruzione sociale in cui opera un forum, creato dal governo, nel quale i “diversi collegi elettorali possono riunirsi per discutere e dibattere i loro diversi punti di vista”, siano essi innovazioni di sostegno o dirompenti, che “aumenterebbero la possibilità che la tecnologia più appropriata si evolva nel tempo[16]”.

Al contrario, se paragonato al caso thailandese, in Indonesia la transizione a basse emissioni di carbonio nel settore energetico appare piuttosto debole. In primo luogo, la riconfigurazione all’interno dell’attuale regime energetico è modesta. Sebbene esso abbia ideato una filiale focalizzata sulla geotermia, che potrebbe contribuire allo sviluppo dell’ambidestrismo, il suo piano aziendale è ancora profondamente ancorato alla vecchia tecnologia, con i combustibili fossili che continueranno a dominare il mix energetico nel prossimo futuro. Dal punto di vista organizzativo, all’unità esplorativa all’interno del regime di potere in carica non viene assegnato uno status autonomo, ma viene anzi accorpata in un’autorità di medio livello che sovrintende all’attività economica consolidata. Questo schema può oscurare l’unità esplorativa con attività poco produttive, in tempi di conflitti di interessi, da attività convenzionali sorrette da pratiche consolidate. Un segnale promettente è, ad ogni modo, che il regime esistente sta promuovendo e diffondendo attraverso le sue centrali elettriche di recente costruzione innovazioni che sostengono la produzione esistente, ovvero quelle che producono un’energia più pulita e conducono a una maggiore efficienza.

In secondo luogo, la trasformazione del modello di business del settore energetico indonesiano è impercettibile. C’è poco dibattito o ricerca sul futuro del modello di business dell’energia e, attualmente, lo Stato rimane il principale protagonista nella discussione interna sul tema. Sullo sfondo dell’ascesa delle tecnologie dirompenti, che possono esercitare un effetto decentralizzante sul modello integrato verticalmente, la mancanza di un dibattito interno sulla natura dell’energia elettrica in costante evoluzione e sul ruolo futuro dello Stato nel business dell’energia ha dato priorità al modello operativo esistente. La prevista riduzione della domanda di energia e la preponderanza del carbone e di altre fonti di combustibili fossili sollevano qualche dubbio sulla capacità del regime energetico di ammodernare l’intero sistema di rete per accogliere, entro il 2025, il 23% di energia nuova e rinnovabile nel mix energetico stesso.

In terzo luogo, in Indonesia il mutevole rapporto tra il regime e la nicchia è sempre meno favorevole e si manifesta il carattere predatorio del regime di potere in carica. Le politiche di sostegno precedentemente attuate sono state sostituite in tempi recenti da nuove normative che disincentivano finanziariamente e amministrativamente sia i produttori di energia indipendenti sia gli investitori e scoraggiano l’espansione e la diffusione di tecnologie dirompenti a basse emissioni di CO2. Di conseguenza, la nicchia ha sperimentato diverse soluzioni alternative in modo che una pressione dal basso verso l’alto possa essere coltivata per avere un impatto.

In sintesi, a quali condizioni si verifica la transizione a basse emissioni di CO2? Inoltre, perché la transizione è più rilevante in Thailandia rispetto all’Indonesia? Sebbene questo articolo non intenda soffermarsi più di tanto sui fattori di condizionamento, molti di essi sono qui di seguito elencati. Istituzionalmente parlando, è fondamentale poter contare su:

  • la presenza di leader nazionali visionari impegnati in azioni per il clima e nell’interazione con gli organismi internazionali che si occupano di ambiente e di clima[17];
  • la collaborazione tra istituzioni, dove tutti i ministeri nazionali, le aziende di Stato e le municipalità locali lavorano all’unisono per un comune obiettivo;
  • una società civile solida e in grado di farsi sentire, agendo come un fattore esterno che favorisce l’avanzamento del processo di transizione[18].

In termini socio-economici, i fattori che favoriscono una transizione a basse emissioni di carbonio nel settore energetico comprendono, tra gli altri:

  • il grado di sviluppo dell’innovazione di nicchia, che può riflettersi nel livello di prezzo/prestazioni dal lato dell’offerta;
  • l’accessibilità economica all’energia elettrica delle persone, sullo sfondo di tecnologie dirompenti a basse emissioni di carbonio dal lato della domanda, e
  • la disponibilità di attori (esterni) a promuovere il processo di transizione sotto forma di investimenti o fornendo supporto tecnico.

Da un punto di vista socio-cognitivo, è curioso osservare che:

  • il comportamento dei consumatori si sposta verso modi più rispettosi dell’ambiente e la consapevolezza delle persone sulle questioni ambientali, in particolare di coloro che risiedono in aree remote, è elevata.
  • le comunità locali devono lavorare in modo proattivo con la nicchia socio-tecnica.

La proposta di tutti questi elementi vincolanti giustifica l’avvio di ulteriori ricerche, che dovranno soffermarsi sullo studio delle circostanze in cui il settore energetico di un Paese è più incline a una transizione a basse emissioni di CO2.

Traduzione dall’inglese a cura di Raimondo Neironi


[1] Banca asiatica di Sviluppo (BAS) (2021), Asia Development Outlook Supplement, dicembre, disponibile online al link https://www.adb.org/sites/default/files/publication/755501/ado-supplement-december-2021.pdf.

[2] Nel primo semestre del 2020, gli effetti delle misure di contenimento legate alla pandemia da COVID-19 hanno contribuito a marcati cali della domanda di energia elettrica. Tuttavia, nonostante le variazioni nell’entità della crisi sanitaria tra i Paesi – tenendo conto del livello del contenimento, dei livelli di vaccinazione, etc.. – tutti i Paesi hanno conosciuto un incremento della domanda contestualmente alla ripresa delle attività economiche, cfr. The International Energy Agency (IEA) (2020), 2020 Regional Focus: Asia Pacific (Report Extract), Electricity Market Report, dicembre, disponibile online al link https://www.iea.org/reports/electricity-market-report-december-2020/2020-regional-focus-asia-pacific.

[3] IEA (2019). Southeast Asia Energy Outlook, disponibile online al link https://www.iea.org/reports/southeast-asia-energy-outlook-2019.

[4] Ibid.

[5] Eco-Business (2018), Power Trip: Southeast Asia’s Journey to a Low Carbon Economy, disponibile online al link https://eb-production-media.s3.amazonaws.com/uploads/magazine/power_trip-southeast_asias_journey_to_a_low_carbon_economy.pdf.

[6] United Nations, The Intergovernmental Panel on Climate Change (2018), p. 24, disponibile online al link https://www.ipcc.ch/sr15/.

[7] Urban, F. (2018), “China’s Rise: Challenging the North-South Technology Transfer Paradigm for Climate Change Mitigation and Low Carbon Energy”, Energy Policy, 113, febbraio, p. 321; Wilson, C. (2017). “Disruptive Low-Carbon Innovations”, Energy Research & Social Science, 37, marzo, pp. 216-223.

[8] Geels, F. & Schot, J. (2007), “Typology of Sociotechnical Transition Pathways”, Research Policy, 36 (3), aprile, pp. 399-417; Rip, A. & Kemp, R. (1998), “Technological Change”, in Rayner, S. & Malone, Elizabeth L. (eds), Human Choice and Climate Change, Columbus, OH: Battelle Press, pp. 327-399.

[9] Geels, F. & Schot, J., “Typology of …”, cit., p. 400.

[10] O’Reilly, C. & Tushman, M. (2008), “Ambidexterity as a Dynamic Capability: Resolving the Innovator’s Dilemma”, Research in Organizational Behavior, 28, pp. 185-206; Herderson, R. (2006), “The Innovator’s Dilemma as a Problem of Organizational Competence”, The Journal of Product Innovation Management, 23, pp. 5-11; Gilbert, C. (2005). “Unbundling the Structure of Inertia: Resource Versus Routine Rigidity”, Academy of Management Journal, 48, pp. 741-763; Rosenbloom, R. & Christensen, C. (1997), “Technological Discontinuities, Organisational Capabilities, and Strategic Commitments”, Industrial and Corporate Change, 3, pp. 655-685; Christensen, C. (1993), “The Rigid Disk Drive Industry: A History of Commercial and Technological Turbulence”, The Business History Review, 67 (4), pp. 531-588.

[11] Geels, F, & Schot, J., “Typology of …”, cit., p. 414.

[12] Rip, A. & Kemp, R., “Technological Change”, cit., p. 387.

[13] Nell’organizzazione aziendale, l’“ambidestrismo” (ambidexterity) è il simultaneo perseguimento di due processi distinti per mezzo dei quali le imprese influenzano le proprie risorse e competenze [N.d.T.].

[14] Questo termine è una crasi tra il lemma producer e consumer, che indica un consumatore che è a sua volta produttore o, nell’atto stesso che consuma, contribuisce alla produzione. Il termine nasce per descrivere il protagonismo dei consumatori in un’epoca che usciva dalla produzione seriale di massa per aderire alla molteplicità dei gusti e delle tendenze dei cittadini delle ricche società agiate (fonte: Enciclopedia Treccani) [N.d.T.].

[15] Jasanoff, S. (ed.) (2006), States of Knowledge. The Co-production of Science and Social Order, Abingdon and New York: Routledge.

[16] Garud, R. & Ahlstrom, D. (1997), “Technology Assessment: A Socio-Cognitive Perspective”, Journal of Engineering and Technology Management, 14, pp. 45-46.

[17] Geels, F, & Schot, J., “Typology of …”, cit.

[18] Middleton C. (2016), “Sustainable Electricity Transition in Thailand and the Role of Civil Society”, in Brauch H. et al., (eds), Handbook on Sustainability Transition and Sustainable Peace, Hexagon Series on Human and Environmental Security and Peace, Vol. 10, Cham: Springer.

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