Le relazioni Italia-Indonesia: intervista all’Ambasciatore indonesiano August Parengkuan

 

Facendo un bilancio del suo mandato come Ambasciatore della Repubblica di Indonesia in Italia come valuta la sua esperienza? Come giudica la relazione bilaterale tra i due Paesi oggi rispetto all’inizio del suo mandato?

La domanda è molto opportuna perché a breve tornerò in Indonesia dopo aver servito per oltre quattro anni, dal novembre 2012, come Ambasciatore dell’Indonesia in Italia. Essere stato parte degli sforzi per migliorare le relazioni amichevoli tra i due Paesi è stato per me un onore e un privilegio. Personalmente, a me e a mia moglie mancheranno i nostri bei giorni in Italia. Le relazioni diplomatiche tra Indonesia e Italia sono state eccellenti sin dalla loro instaurazione nel 1949. La mutua cooperazione è soltanto progredita in molti settori e i due Paesi godono di questa forte amicizia e della crescente cooperazione economica. Parimenti importante è il fatto che stiano aumentando i contatti tra i due popoli in termini di visite turistiche, scambi culturali e nel settore dell’istruzione. Sono orgoglioso di dire che negli scorsi quattro anni siamo stati in grado di consolidare i rapporti tra i due Paesi, già stretti e amichevoli. Abbiamo assistito, infatti, a un’interazione di alto livello tra i governi quando il Presidente Sergio Mattarella nel novembre 2015 ha compiuto una storica visita di Stato in Indonesia. Il Presidente indonesiano Joko Widodo ha poi avuto colloqui con l’ex Primo Ministro italiano Matteo Renzi a margine del Summit G-20 sia in Australia nel 2015 sia in Cina nel 2016. In queste occasioni i nostri leader hanno sottolineato l’impegno a rafforzare ancora le relazioni bilaterali, in particolare promuovendo la cooperazione in termini di commercio, investimenti, dialogo interreligioso, istruzione e cultura. Inoltre, nonostante il valore degli scambi commerciali non possa renderci orgogliosi, in un periodo di crescita economica più lenta, stiamo compiendo notevoli progressi sul fronte degli investimenti e in generale i legami economici sono aumentati. Assistiamo anche a una più stretta cooperazione culturale e nell’istruzione. Il numero degli studenti indonesiani che sceglie di studiare in molte prestigiose università italiane sta crescendo e, al contempo, ci sono via via più studenti italiani che beneficiano delle borse di studio fornite dal Governo indonesiano per studiare la lingua e la cultura indonesiane nel nostro Paese (si veda anche l’articolo di Antonia Soriente a p.11, N.d.R.). Complessivamente la relazione bilaterale è molto buona e stiamo lavorando per raccoglierne i frutti.

Quali sono stati i risultati del suo mandato in termini di relazioni economiche? Come, e in che settore, la cooperazione potrebbe essere rafforzata?

Come già accennato, i rapporti economici oggi sono più forti. A livello politico, siamo riusciti ad avviare i negoziati relativi all’EU-Indonesia Comprehensive Economic Partnership Agreement. Indonesia e Italia beneficeranno di questo accordo che copre commercio, investimenti, cooperazione allo sviluppo e cooperazione tecnica. Aprirà i mercati in entrambe le direzioni riducendo le barriere che ostacolano commercio e investimenti e facilitando la cooperazione. Credo che questa sia una misura importante per ridurre gli effetti della bassa crescita economica al fine di favorire la ripresa dopo la crisi finanziaria globale. L’Indonesia è convinta che la cooperazione economica debba essere rafforzata nell’attuale difficile congiuntura, anziché rifugiarsi in misure negative come il protezionismo. Guardando alle statistiche, il valore dell’interscambio commerciale potrebbe sembrare non troppo incoraggiante. Il trend di bassi prezzi delle materie prime ha influito sul valore delle esportazioni indonesiane verso l’Italia dal momento che queste ultime ne rappresentano una larga quota. Tuttavia, le esportazioni italiane verso l’Indonesia sono costanti essendo costituite principalmente da manufatti industriali e beni di consumo. Detto ciò, la crescita degli investimenti è un fattore molto incoraggiante. A parte la nota acquisizione di una squadra di calcio italiana da parte di un investitore indonesiano, stiamo assistendo, come detto, alla crescita degli investimenti italiani nel nostro Paese. Questo significa che non dobbiamo misurare i risultati basandoci esclusivamente sulle statistiche. Ritengo che siamo riusciti a incrementare il coinvolgimento del settore privato nella promozione di commercio e investimenti. In Italia sta aumentando il sostegno e si sta sviluppando un approccio strutturale del settore privato finalizzato a promuovere le interazioni tra i settori privati dei due Paesi, in particolare da parte delle Camere di Commercio, Confindustria, Unindustria oltre a molte altre associazioni imprenditoriali. Questi sforzi sono sfociati nell’organizzazione di missioni commerciali in Indonesia promosse dal settore privato italiano e in un’accresciuta partecipazione da parte delle imprese indonesiane alle fiere in Italia. L’esempio principale del coinvolgimento del settore privato indonesiano è stato la partecipazione a Expo Milano 2015 organizzata da attori privati (si veda a tal proposito anche l’intervista di Gabriele Giovannini al direttore del padiglione indonesiano, Budiman Muhammad, in RISE/1, N.d.R.). L’ultima iniziativa proviene invece da The European House – Ambrosetti che sta organizzando l’ASEAN-Italy Economic Summit che avrà luogo il prossimo maggio a Giacarta. L’evento sarà un debutto in cui importanti esponenti potranno promuovere le interazioni economiche non solo tra Indonesia e Italia, ma anche con gli altri Paesi membri dell’ASEAN. A tal proposito, credo che abbiamo creato condizioni migliori per facilitare una maggiore cooperazione economica, in particolare in riferimento a commercio, investimenti e cooperazione allo sviluppo. Prevedo che il settore privato sfrutterà la grande opportunità di espansione nel mercato indonesiano, composto da oltre 250 milioni di persone.

Esistono questioni urgenti e sfidanti che i due Paesi dovrebbero risolvere il prima possibile?

L’Italia ha davvero tutte le caratteristiche che si possono desiderare in un amico. Condividiamo il fatto di essere entrambi Paesi che registrano al proprio interno grandi differenze culturali e tradizioni legate alla famiglia. Siamo ispirati dai medesimi ideali di uguaglianza e opportunità e abbiamo la stessa fiducia e ottimismo di riuscire a sfruttare al meglio ogni potenzialità. Ciononostante, credo che l’aspetto più sfidante della relazione bilaterale sia da individuare nella capacità di mettere a frutto le enormi, ma inespresse, opportunità. Entrambi i Paesi si collocano tra le maggiori economie del mondo e sono membri del G-20, ma gli scambi commerciali e i flussi di investimenti sono relativamente scarsi.

In quale arena l’Indonesia vedrebbe con favore una maggiore presenza italiana ed europea?

La nostra visione per il futuro dell’Indonesia è raggiungere lo status di Paese sviluppato entro il 2025. Il Governo ha formulato un’agenda programmatica basata su nove priorità, NAWACITA, poi tradotta nel ‘National Medium Term Development Plan (2015-2019)’. Il piano enfatizza uno sviluppo nazionale inclusivo che comprenda le risorse naturali e un approccio sostenibile come valore aggiunto, considerando anche la tutela ambientale e la lotta al cambiamento climatico. Esso mira anche a sfruttare appieno la posizione del Paese come fulcro marittimo, beneficiando di conseguenza della natura arcipelagica dell’Indonesia. Al fine di concretizzare queste priorità, il Governo sta accelerando lo sviluppo infrastrutturale e migliorando la connettività tra le regioni dell’Indonesia, dando impulso alla crescita economica. Sotto questo profilo l’Italia può posizionarsi come forte partner per lo sviluppo. Sarei felice nel vedere una maggiore presenza dell’Italia nello sviluppo infrastrutturale e industriale basato sull’alta tecnologia, e nel rafforzamento della connettività. Al momento ci sono circa 225 progetti infrastrutturali per un valore superiore ai 200 miliardi di dollari in diversi settori. Tali progetti includono lo sviluppo di porti e aeroporti, strade, ferrovie, energia, progetti industriali, centrali elettriche, alloggi, approvvigionamento idrico e dighe, oltre allo sviluppo delle tecnologie di comunicazione. L’Italia deve guardare con attenzione anche agli sviluppi sul fronte della connettività che implica un miglioramento delle infrastrutture di comunicazione e di trasporto, comprese le rotte aeree e marittime. Essendo un Paese arcipelagico, l’Indonesia continuerà a incrementare la connettività tra molte aree della nazione. Dal momento che siamo consapevoli di quanto l’Italia sia un investitore leader nelle energie rinnovabili, l’Indonesia accoglierebbe con favore la partecipazione italiana nello sviluppo di queste ultime. L’Indonesia è dunque un Paese perfetto per gli investitori italiani con una forte expertise nello sviluppo infrastrutturale, nelle industrie high-tech e nelle rinnovabili. Una maggiore presenza delle imprese italiane porterebbe benefici a entrambi i Paesi. Naturalmente mi piacerebbe anche vedere più cucina italiana, cultura e beni di consumo. Così come le numerose destinazioni turistiche e le bellezze naturali del nostro Paese dovrebbero attrarre più turisti italiani.

Che cosa rappresenta l’Italia per l’Indonesia, e viceversa, da un punto di vista strategico?

L’Italia è uno dei partner più importanti per l’Indonesia in Europa e il terzo partner commerciale all’interno dell’Unione Europea. Come già sottolineato, i due Paesi condividono la membership del G-20 in cui entrambi promuovono negoziati ad alto livello su stabilità finanziaria e crescita economica. Noi vediamo anche l’Italia come un partner importante per la promozione della pace e della sicurezza globali e per contrastare i crescenti fenomeni di intolleranza, xenofobia e radicalismo dal momento che l’Italia attualmente è membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’Italia, essendo un soggetto chiave nel Mediterraneo ed essendo geograficamente prossima all’Africa, a nostro avviso è in una posizione strategica per risolvere i problemi legati a terrorismo e migrazioni. Per quanto concerne il ruolo dell’Indonesia per l’Italia, il mio consiglio è di interpellare il Governo italiano per informazioni più accurate. Tuttavia, se posso permettermi, basandomi sulla mia osservazione faccio notare che l’Indonesia potrebbe essere un partner prezioso per l’Italia nella promozione della tolleranza e del dialogo interreligioso. Come discusso a margine del Summit G-20 tenutosi nel settembre 2016 il Presidente indonesiano Joko Widodo ha confermato il ruolo dell’Italia come importante partner commerciale per l’Indonesia e centrale per l’export in direzione dell’Europa. Dall’altro lato, l’ex Primo Ministro Matteo Renzi ha dichiarato che l’Italia si sarebbe impegnata nella promozione della cooperazione nel settore dell’istruzione e della cultura per migliorare i contatti tra i due popoli. Va anche menzionato il fatto che l’Indonesia vanta il sistema democratico più solido nel Sud-est asiatico a dimostrazione del fatto che democrazia e Islam possono prosperare insieme. L’Indonesia ha molti esempi da offrire come modello di dialogo tra le religioni e pertanto il forum per il dialogo interreligioso tra Italia e Indonesia sarà utile per promuovere i valori di moderazione per sconfiggere l’estremismo e la xenofobia, cosa che si rivelerà estremamente pertinente nella situazione attuale.

*Intervista tradotta dall’originale in inglese

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