Hsuan-Wou Hsi, Charles Reeve, China blues, Viaggio nel paese dell’armonia precaria, Milano, Vita & Pensiero, 2010
Il percorso economico cinese è stato da alcuni definito il frutto di una “riforma senza perdenti”, perché per anni la coesistenza dell’economia pianificata e degli incentivi di mercato ha dispiegato nuove opportunità di profitto senza smantellare l’apparato burocratico statale, e i correlati privilegi di potere e di accesso alle risorse. Un libro come China Blues (tradotto dal francese) ci racconta invece l’altra faccia della medaglia, quella del variegato mondo sociale di coloro che non hanno voluto, potuto o saputo approfittare della rinascita capitalistica cinese guidata dal partito unico. Gli autori incontrano così il mondo dei marginalizzati (e degli auto-esclusi), offrendoci ritratti istantanei di intellettuali, ex detenuti, operai, ambientalisti, attivisti che hanno conosciuto i limiti (ben noti anche alla dirigenza di Pechino) dello sviluppo economico, condotto smantellando il sistema di welfare pubblico e in assenza del riconoscimento di molti diritti individuali che nei sistemi liberali occidentali rappresentano una realtà acquisita. Pur non essendo un capolavoro, il libro è un complemento ai testi che mettono in luce i pregi e i risultati positivi della Cina post-1978, e una buona occasione per riflettere su questi temi, nel mese della consegna del premio Nobel per la pace al dissidente Liu Xiaobo.
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