[FOCUS ECONOMIA] Gli effetti economici del cambiamento climatico e le politiche di contrasto dell’ASEAN

Il Sud-Est asiatico è una delle regioni del pianeta più vulnerabili al cambiamento climatico. Sebbene siano fortemente differenziati, gli effetti sono evidenti in tutti i Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN): l’aumento delle temperature, la diminuzione delle precipitazioni, l’innalzamento del livello del mare e l’incremento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi, che portano a massicce inondazioni, smottamenti e siccità accompagnate da ingenti danni a proprietà, beni e vite umane. Il cambiamento climatico sta anche esacerbando il problema dello stress idrico, che colpisce la produzione agricola, causando incendi boschivi, degrado delle foreste, danneggiamento delle risorse marine costiere e aumento delle epidemie infettive.

In assenza di misure di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, in uno senario business as usual, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) stima che il PIL della regione potrebbe ridursi rispetto ai valori attuali dell’11% entro fine secolo. Il costo economico dell’eventuale inazione sarebbe dunque immenso, principalmente a causa del minor valore aggiunto generato da agricoltura, pesca e turismo, ma si deve tener conto anche di altri settori e canali economici che saranno esaminati dopo aver tratteggiato brevemente le principali caratteristiche del cambiamento climatico nella regione. L’articolo si conclude con un’analisi delle principali politiche di adattamento e mitigazione in ambito ASEAN.

Emissioni di CO2 e cambiamento climatico nei Paesi ASEAN

Il rapporto sullo stato del cambiamento climatico in ambito ASEAN (The ASEAN State of Climate Change Report – ASCCR), pubblicato nel 2021, sottolinea che le emissioni di gas serra continuano ad aumentare nella regione. Sebbene prevalgano le emissioni prodotte dalla combustione di carburante e dalla produzione di energia, quelle determinate dalle attività agricole e dall’utilizzo di terre e foreste non sono trascurabili: ne sono chiari esempi la deforestazione dell’Indonesia e lo sfruttamento delle torbiere. Ciò detto, il settore energetico è la principale fonte di emissioni dirette di diossido di carbonio (CO2) in tutti gli Stati membri ASEAN, ad eccezione della Cambogia, in cui il settore dei trasporti presenta maggiori emissioni. È evidente che per raggiungere in futuro emissioni nette pari a zero, l’ASEAN dovrà adottare fonti di energia a zero emissioni di CO2 nella sua strategia a lungo termine, insieme a misure per la riduzione delle emissioni derivanti dalle attività agricole e dallo sfruttamento delle foreste rese disponibili dalle nuove tecnologie.

Tra i dieci Paesi al mondo più colpiti dal cambiamento climatico, quattro si trovano nel Sud- Est asiatico. L’indice di rischio climatico proposto da Germanwatch indica infatti il Myanmar, le Filippine, il Viet Nam e la Thailandia tra i Paesi a più alto rischio nel periodo 1993–2018, con la Cambogia che si attesta al dodicesimo posto. Come precedentemente osservato, la situazione della regione è però molto variegata: così il Brunei Darussalam e Singapore si collocano tra i Paesi con il minor numero di vittime e con il minor numero di danni nella classifica di Germanwatch.

Il grafico della Banca Asiatica di Sviluppo (Asian Development Bank – ADB), riportato alla Fig. 1, mostra come gli eventi climatici estremi nel Sud-Est asiatico siano rapidamente aumentati dal secolo scorso, in particolare a causa di tempeste, alluvioni e smottamenti.

Fig. 1 – Dati elaborati a partire da EM-DAT (2021) dall’ADB.

L’elevata vulnerabilità ai cambiamenti climatici nella regione è principalmente riconducibile ai seguenti fattori: l’alto livello di povertà estrema, in particolare in Myanmar, Laos e Cambogia; l’elevata dipendenza dai settori direttamente interessati dai cambiamenti climatici, ossia agricoltura e altre risorse naturali; lo stress preesistente subito dalla regione per effetto di numerose calamità naturali, comprese siccità, tempeste e inondazioni; l’integrazione regionale e globale con effetto di trasmissione dei rischi locali attraverso catene di approvvigionamento globali e fiumi transfrontalieri; le coste molto estese, con numerose città costiere e attività economiche altamente concentrate nelle aree vicino al mare; l’elevata propensione all’emigrazione all’interno della regione; infine, l’elevata deforestazione in alcune aree, in particolare in Indonesia, Malaysia e Myanmar, con implicazioni negative per la resilienza locale e gli effetti ambientali.

L’impatto economico

Il costo economico diretto degli eventi climatici avversi precedentemente esaminati è stimato in oltre 120 miliardi di dollari per i Paesi ASEAN nel periodo 1993–2018 (Fig. 2). Questo costo non è tuttavia l’unico da considerare per comprendere il fenomeno: il cambiamento climatico può infatti influire sull’economia e sulle finanze pubbliche, e quindi sulla sostenibilità del debito, sul rischio sovrano e sulle possibilità di sviluppo attraverso numerosi canali di trasmissione.

Fig. 2 – Dati NatCatSERVICE (anno base 2018).

A livello macroeconomico, dal lato dell’offerta, gli eventi meteorologici estremi possono interrompere la produzione e l’erogazione dei servizi, danneggiare il capitale sociale e le infrastrutture o diminuire la produzione nel settore agricolo, forestale e della pesca. Inoltre, essi possono interrompere le vie di trasporto e le catene del valore con carenze più o meno gravi di input produttivi. I disastri naturali possono anche deviare risorse originariamente destinate all’innovazione a favore della ricostruzione, oppure causare shock ai mercati del lavoro locali. Dal lato della domanda, invece, gli eventi meteorologici estremi possono ridurre il reddito e la ricchezza delle famiglie, e quindi il consumo privato, o influenzare la domanda internazionale di beni e servizi. Inoltre, i danni ai bilanci aziendali possono comportare una riduzione degli investimenti.

Il cambiamento climatico può avere un impatto sostanziale sul commercio di beni e servizi e sui flussi di capitali, ovvero sull’equilibrio della bilancia dei pagamenti dei Paesi ASEAN. Possono verificarsi modifiche permanenti alle reti commerciali-produttive e alle vie di trasporto, così come all’accesso e alle opportunità nel commercio internazionale, con effetti particolarmente dannosi per le economie in via di sviluppo come nel caso del Myanmar, del Laos, della Cambogia e del Viet Nam. Gli effetti del riscaldamento globale incidono sulla produzione agricola e manifatturiera in vari modi, con potenziali impatti sulla capacità di esportazione di un’economia e sulle importazioni. Il cambiamento climatico incide anche sul turismo internazionale, che per diversi paesi ASEAN costituisce un importante fonte di esportazione di servizi nella bilancia dei pagamenti.

Dal punto di vista della stabilità del sistema finanziario, gli effetti sulla capacità produttiva e la riduzione della domanda possono provocare fallimenti e difficoltà nel rimborso dei prestiti da parte delle imprese, con un peggioramento complessivo della solvibilità a favore delle banche che tende ad aumentare i tassi d’interesse e il rischio sovrano dei Paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici. Nel caso di disastri naturali di ampia scala, i governi possono essere costretti a salvare il settore finanziario con un conseguente indebolimento dei propri bilanci e l’avvio di un circolo vizioso che debiliterebbe ulteriormente il profilo creditizio delle banche a causa della loro esposizione al debito sovrano. In Paesi come il Viet Nam, in cui una parte consistente del sistema bancario (circa il 45%) è di proprietà statale, le eventuali passività delle banche pubbliche provocate da rischi climatici possono diventare un grave problema per le finanze dello Stato.

Per quanto riguarda gli effetti sulle finanze pubbliche e il rischio sovrano, si può osservare anche che i governi possono trovarsi a dover spendere somme ingenti per la riparazione o la ricostruzione dei danni. Un esempio su tutti è il tifone Yolanda, che colpì le Filippine nel 2013 e che, da una parte, ha provocato danni economici pari a 12,9 miliardi di dollari, dall’altra, ha richiesto un investimento pubblico di 8,2 miliardi per la ricostruzione. Inoltre, un’interruzione dell’attività economica provocata da disastri legati al clima può causare shock dell’offerta o della domanda e incidere negativamente sulle tasse sul reddito e su altre entrate pubbliche, o modificare i prezzi delle materie prime che potrebbero influenzare le entrate o aumentare la spesa legata a eventuali sussidi sui combustibili o per il consumo di beni alimentari. I disastri naturali possono poi colpire i beni o le operazioni delle imprese statali, riducendone il valore patrimoniale o influendo sul pagamento dei dividendi al governo. Le imprese pubbliche, come le banche statali, possono inoltre realizzare elevate passività e richiedere l’intervento pubblico per essere salvate dagli effetti di un disastro ambientale. Ci sono anche conseguenze fiscali legate alle politiche di adattamento e mitigazione. La Commissione globale per l’economia e il clima stima che, a livello globale, fino al 2030 dovranno essere spesi circa novanta trilioni di dollari per infrastrutture, compresa l’energia[1].

Non si può infine dimenticare che il cambiamento climatico può anche esacerbare le tensioni sociali e i conflitti per le risorse, e quindi, minare la stabilità politica, che a sua volta può influenzare negativamente i profili di rischio sovrano. In particolare, l’instabilità politica può ridurre la capacità o la volontà di un governo di ripagare il proprio debito, facendo così salire gli interessi che dovrà pagare per ottenere credito. Un costo maggiore del debito frena gli investimenti tanto necessari per le infrastrutture pubbliche e per l’adattamento climatico, aumenta il rischio di problemi di sostenibilità del debito e diminuisce le prospettive di sviluppo dei Paesi del Sud-Est asiatico.

Le politiche ASEAN per la riduzione degli effetti del cambiamento climatico

Le dichiarazioni congiunte ASEAN sui cambiamenti climatici, rilasciate alle Conferenze delle Parti (COP) nel quadro della Convenzione sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite (United Nations Framework Convention on Climate Change – UNFCCC), attestano le aspirazioni della regione e i rinnovati impegni a contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici globali di non superamento dell’aumento della temperatura al di sopra di 1,5-2 C° rispetto ai livelli preindustriali. Inoltre, sotto la presidenza del Brunei Darussalam nel 2021, l’ASEAN ha identificato il cambiamento climatico come una delle sue priorità regionali. Queste iniziative hanno consentito al Segretariato dell’Associazione di promuovere solide partnership con partner regionali e globali per sostenere la costruzione di capacità locali, avviare investimenti climatici e facilitare gli scambi di conoscenze e tecnologie in ambito climatico.

Le dichiarazioni strategiche congiunte ASEAN alla COP25 dell’UNFCCC nel 2019 prevedevano infatti di: 1) promuovere la gestione sostenibile delle foreste attraverso la riduzione delle emissioni da deforestazione e degrado forestale; 2) ridurre l’intensità energetica (definita come il rapporto tra il PIL e il consumo interno energetico) in linea con il “Piano d’azione ASEAN per la cooperazione energetica” (ASEAN Plan of Action for Energy Co-operation – APAEC) 2016–2025; 3) lanciare la strategia regionale ASEAN sul trasporto terrestre sostenibile; 4) rafforzare la capacità dell’Associazione nella gestione dei disastri legati al clima attraverso i meccanismi esistenti nell’ambito dell’accordo sulla gestione dei disastri e la risposta alle emergenze (ASEAN Agreement on Disaster Management and Emergency Response – AADMER); 5) attuare il “Piano d’azione per il finanziamento e l’assicurazione del rischio da catastrofi” (ASEAN Disaster Risk Financing and Insurance – ADRFI); 6) promuovere il dialogo settoriale, nonché quello con i partner di sviluppo e altre parti esterne, per migliorare l’azione per il clima nella regione.

La dichiarazione congiunta ASEAN negoziata dalla presidenza del Brunei Darussalam ha compiuto ulteriori passi in avanti per l’impegno contro il cambiamento climatico, incoraggiando gli Stati membri ASEAN sui seguenti assi strategici: 1) comunicare i rispettivi contributi determinati a livello nazionale sulla base del principio della massima ambizione possibile; 2) rafforzare le capacità ASEAN di prevenire, mitigare e gestire i disastri legati al clima attraverso i meccanismi esistenti quali, ad esempio, l’accordo AADMER; 3) promuovere la gestione sostenibile delle foreste, oltre a migliorare la conservazione, la protezione e il ripristino della biodiversità di vari ecosistemi terrestri, costieri e marini; 4) continuare a realizzare progressi sostanziali del programma di efficienza energetica; 5) accogliere favorevolmente il coordinamento tra le diverse strategie ASEAN, comprese quelle per la finanza sostenibile; 6) riconoscere le iniziative della presidenza ASEAN 2021 per la creazione del “Centro ASEAN per i cambiamenti climatici” nel Brunei Darussalam e il coinvolgimento dei giovani nei dialoghi sui cambiamenti climatici.

La precedente rassegna di iniziative dimostra come non manchino gli impegni e le politiche ASEAN per affrontare il cambiamento climatico. Inoltre, l’analisi dello stato delle politiche e degli impegni dei singoli Paesi evidenzia come siano stati compiuti progressi importanti negli ultimi anni. Tuttavia, di fronte alle urgenze denunciate dall’ultimo rapporto del Panel intergovernativo per il cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC), la domanda è se tutto ciò sia sufficiente a rispettare gli impegni di Parigi. La risposta non è positiva. Diversi studi econometrici dimostrano che attualmente gli obiettivi aggregati ASEAN di riduzione delle emissioni di gas serra della regione per il 2030 sono ancora insufficienti per essere coerenti con gli obiettivi di controllo dell’innalzamento delle temperature previste dall’Accordo di Parigi e ridurre efficacemente l’impatto del cambiamento climatico su persone e mercati della regione. Malgrado le iniziative intraprese dai Paesi ASEAN per la riduzione delle emissioni, le prestazioni ambientali sono inferiori a quelle di altre regioni.

Il rapporto ASCCR, patrocinato dal Segretariato ASEAN al fine di superare le limitazioni appena ricordate, propone una strategia da adottare nei prossimi trent’anni in materia di adattamento e mitigazione attraverso azioni declinate in termini di trasparenza e livello di ambizione degli obiettivi. Poiché il rapporto rappresenta attualmente il principale riferimento per le future politiche della regione, si ritiene utile esaminare alcune delle principali raccomandazioni.

In ambito di adattamento al cambiamento climatico, sebbene i progressi a livello politico e istituzionale nazionale siano significativi, è necessario che questi raggiungano anche la base della società. Nei Paesi ASEAN sono già in corso di attuazione importanti piani di riduzione dei rischi da disastri naturali su base comunitaria, ma anche le misure di adattamento vere e proprie devono essere attuate a questo livello. Sul fronte scientifico e tecnologico, alcuni Paesi ASEAN hanno compiuto rilevanti progressi in termini di capacità previsionale, valutazione del rischio e della vulnerabilità degli effetti dei cambiamenti climatici, in particolare in settori prioritari come le risorse idriche e l’agricoltura. Tuttavia, questi devono ancora essere ampliati al resto della regione, al di là di bacini e settori idrografici specifici, come ad esempio il Delta del Mekong. Per quanto riguarda agricoltura e utilizzo della terra, il rapporto sottolinea l’importanza di riconoscere e promuovere le conoscenze locali sull’adattamento climatico in tutta la regione. Infine, la diversità dei progressi in materia di adattamento raggiunti dai Paesi ASEAN evidenzia un grande potenziale di progresso collettivo attraverso il dialogo e la collaborazione regionale.

In ambito di mitigazione. la sfida è di aumentare il livello di ambizione dei contributi determinati a livello nazionale sulle emissioni di gas serra e delle relative strategie e politiche nazionali a lungo termine. A tal fine è fondamentale rafforzare la base scientifica e informativa con nuove tecnologie per la trasformazione digitale che contribuiscano direttamente a rafforzare la trasparenza degli interventi sui cambiamenti climatici a livello locale, nazionale e regionale. Inoltre, la definizione di una visione a lungo termine a livello ASEAN può incoraggiare gli Stati membri a esplorare misure di riduzione delle emissioni più ambiziose in modo economicamente vantaggioso, condividendo conoscenze ed esperienze sulle best practices e su meccanismi come lo scambio di energia, prodotta da fonti rinnovabili, attraverso la rete elettrica regionale ASEAN. Si dovrà poi favorire l’accesso ad adeguate fonti di finanziamento e coinvolgere gli investitori privati attraverso partnership pubblico-private. Infine, modellare lo sviluppo delle capacità per le proiezioni a lungo termine sulle misure di mitigazione fino al 2050 è considerato un requisito fondamentale per lo sviluppo di strategie regionali e nazionali a lungo termine verso l’azzeramento delle emissioni nette di gas serra.

Conclusioni

In conclusione, si può osservare che, ove possibile, le azioni di adattamento e mitigazione in ASEAN dovranno essere sinergiche, soprattutto a livello di attuazione delle politiche sul terreno. Ciò contribuirà a garantire il basso costo delle soluzioni adottate, oltre a migliorare il benessere della società. Tra gli esempi più interessanti che i Paesi ASEAN dovranno adottare su più larga scala si possono ricordare l’agricoltura intelligente per il clima e le soluzioni basate sulla natura (Nature-based Solutions), compreso l’adattamento basato sugli ecosistemi (Ecosystem-based Adaptation), come l’agroforestazione, la protezione delle foreste di mangrovie e il rafforzamento della gestione forestale attraverso la certificazione e i programmi di riduzione delle emissioni dovute alla deforestazione. Analogamente, un’adeguata gestione dei bacini idroelettrici permetterà ai Paesi ASEAN di proteggere le comunità locali dalle inondazioni fluviali e da altri eventi estremi, contribuendo nel contempo alla mitigazione del cambiamento climatico. Infine, le infrastrutture energetiche “a rischio clima”, come i generatori di elettricità, le reti di trasmissione e relativi edifici che abbiano incorporato adeguate misure di mitigazione, dovrebbero essere localizzate o ricollocate in luoghi meno esposti ai cambiamenti climatici realizzando così adeguate sinergie tra mitigazione e adattamento.


[1] The New Climate Economy Report (2016), “The Sustainable Infrastructure Imperative. Financing for Better Growth and Development”, disponibile online al link http://newclimateeconomy.report/2016/.


 

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