Una visita quasi inaspettata quella del viceministro dell’Economia Vittorio Grilli, volato a Pechino alla fine di aprile per una serie di incontri con China Investment Corporation (Cic) e State Administration of Foreign Exchange (Safe).
Grilli è arrivato nella capitale cinese con un brevissimo preavviso, a sole tre settimane dal roadshow asiatico in cui Mario Monti aveva presentato a Cina, Giappone e Corea del Sud le riforme varate dal governo contro la crisi del debito pubblico.
Giovedì 26 aprile, nelle stesse ore in cui il viceministro si sedeva a discutere con i vertici di Cic e Safe, il Tesoro metteva all’asta Bot semestrali per 8,5 miliardi. Coincidenza o tempismo? “Si è trattato di incontri tecnici – ha risposto Grilli ai giornalisti – e comunque provare a vendere debito pubblico con queste modalità sarebbe stato inelegante”.
Chi si aspettava un preciso impegno cinese, insomma, è rimasto deluso ancora una volta: “C’è un interesse sui debiti europei, ma con cautela – ha spiegato Grilli – perché si tratta di fondi che non hanno un atteggiamento speculativo, ma guardano al lungo periodo. Se Cic si concentra soprattutto su investimenti in imprese estere, Safe si muove in una logica di gestore di riserve. Sul fronte degli investimenti in aziende c’è un certo interesse per le infrastrutture. Il contatto tecnico è già cominciato, i fondi cinesi hanno avviato un dialogo con la Cassa Depositi e Prestiti, che proseguirà. Si tratta di spiegare i nostri progressi”.
Insomma, i cinesi sembrano tuttora più interessati a capire cosa succede nel cuore dell’eurozona – e a ricevere rassicurazioni sulla tenuta del sistema – che non a mettersi direttamente in gioco: “Siamo tutti sotto osservazione – secondo Grilli – perché l’Unione europea sta cambiando e la Cina vuole vedere come funziona. Guardano con favore ai nostri sforzi, ma da questo a effettuare degli investimenti il passo è ancora lungo”.
Pechino guarda a ovest, ma in senso lato: negli stessi giorni, infatti, la Cina ha aperto una linea di credito da 10 miliardi di dollari per realizzare progetti con Varsavia e altri Paesi dell’Europa centrale e orientale. Il messaggio sembra chiaro: meglio puntare sulle nazioni dell’ex blocco sovietico – magari capaci di mostrare una certa riconoscenza in sede internazionale – che immischiarsi direttamente nella crisi di quella che sarebbe la zona economica più ricca del mondo.
Sul fronte delle imprese italiane, Grilli ha la sua versione: “Scontiamo l’handicap delle dimensioni ridotte, che ci rendono meno appetibili ai grandi investitori come i fondi cinesi. La Cina ha da un ventennio una relazione preferenziale con la Germania, e nel consolidare il sistema delle nostre imprese dobbiamo essere più simili alla Germania. Accanto al rapporto con Berlino c’è spazio per altre nazioni, e l’Italia ha già un buon rapporto commerciale con la Cina. Bisogna continuare a visitare, spiegare e parlare. La Cina cresce molto, ma ha anche bisogno di diversificare”.
—
Most experts in China argued that a real, effective common EU migration policy is impossible due to divisions between Southern European and Central and... Read More
Le 25 juin 2026, Emmanuel Macron et Giorgia Meloni se sont retrouvés à Antibes, sur la côte méditerranéenne, à l’occasion du 36e sommet franco-italien. Organisée... Read More
Il progetto della rete MediumItaliaCina – Yidali Zhongguo meiti 意大利中国媒体 (YZMT) rappresenta uno sforzo collettivo e multidisciplinare che, fin dalla sua nascita nel 2021,... Read More
Martina Caschera, Natalia F. Riva (a cura di), Media Cinesi. Fonti, metodi, analisi Leggere la Cina di oggi attraverso i suoi media. In estrema... Read More
Il numero delle imprese spaziali commerciali cinesi è cresciuto da una trentina nel 2018 a quasi seicento nel 2025. Nello stesso anno la Cina... Read More

Corso Valdocco 2, 10122 Torino, Italy
Sede legale: Galleria S. Federico 16, 10121 Torino
Copyright © 2026. Torino World Affairs Institute All rights reserved