MedAcross – Il diritto alle cure per tutti

Ha radici e cuore torinesi MedAcross, costituitasi con un duplice impegno: portare cure gratuite alle persone in difficoltà, con un’attenzione speciale verso i bambini, e occuparsi della formazione di personale medico e infermieristico attraverso programmi di praticantato e insegnamento sul campo, grazie al lavoro volontario di professionisti internazionali e al sostegno della Fondazione Specchio dei Tempi – da sempre il finanziatore principale dei progetti di cure di MedAcross nelle zone più difficili del Myanmar – e altri donor privati.

L’obiettivo dell’associazione non è solo quello di intervenire in caso di emergenza sanitaria, ma di portare un aiuto più duraturo attraverso la costruzione di un sistema di ambulatori, fissi e mobili, che dialoga e si integra con il piano sanitario nazionale, completandolo e garantendo l’accesso alle cure mediche a tutta la popolazione delle aree in cui opera. Con queste finalità, MedAcross, fin dal 2016, ha attivato la Basic Health Clinic, un ambulatorio di cure mediche di base a Kawthaung, città nell’estremo sud del Myanmar, dove sorge una grande baraccopoli popolata da indigenti e rifugiati interni che, ogni mattina, attraversano il vicino confine thailandese per lavorare a giornata. Qui è elevato il numero di persone che non può permettersi le cure, poiché i costi sono relativamente alti o perché non dispone di alcun mezzo per raggiungere l’ospedale o l’ambulatorio più vicino, che spesso si trova a decine di chilometri dalle loro abitazioni. In parallelo alle attività ambulatoriali a Kawthaung, che hanno prestato cure a oltre 34.000 persone in tre anni, con la Mobile Clinic, MedAcross ha avviato un programma di assistenza nelle zone rurali limitrofe, dove vive oltre il 65% della popolazione della regione. Attraverso un furgone pick-up, adeguatamente attrezzato, e la presenza di un medico e due infermiere, il progetto copre un raggio di 150 km, tra villaggi e piantagioni, offrendo prestazioni sanitarie e farmaci a circa 1.000 persone al mese.

Fonte: MedAcross.

A seguito dell’insorgere della pandemia da COVID-19, tra l’accrescersi delle difficoltà sanitarie e sociali, le poche strutture sanitarie pubbliche presenti in Myanmar si sono trovate a dover gestire la situazione con risorse scarse e senza poter chiedere e ricevere il supporto gestionale delle organizzazioni non-governative (ONG), anch’esse soggette alle limitazioni delle misure di contenimento del virus. L’ospedale di Kawthaung è stato l’unico autorizzato a gestire il trattamento e l’osservazione di pazienti malati di COVID-19, avendo a disposizione soltanto quattro posti letto dedicati e nessun respiratore, mentre ad inizio pandemia l’intero Myanmar contava appena 70 respiratori, tutti concentrati nella capitale Yangon e nella città di Mandalay. È stato difficile inoltre accedere ai tamponi, in quanto l’unico laboratorio in grado di processarli era a Yangon (a 1300 km di distanza) e poteva refertarne un massimo di 200 al giorno. Sebbene i dati ufficiali alla metà di giugno mostrassero che la situazione era stabile e apparentemente sotto controllo – con circa 250 casi e 6 morti – è stato difficile giudicarne l’attendibilità, dato il basso numero di test effettuati e il lungo e permeabile confine con la Cina.

Fin dall’inizio della pandemia, MedAcross si è adattata a questa nuova realtà operativa e ha adottato nuovi protocolli sanitari per l’attività clinica della Basic Health Clinic, dotandosi di tutti i presidi sanitari necessari e riorganizzando poi le funzioni di triage e l’accesso alla clinica da parte dei pazienti, per garantirne il distanziamento fisico e la sicurezza. Con il sostegno di Specchio dei Tempi, a cui si è da poco aggiunta anche Unione Buddhista Italiana, è stato effettuato un primo grande ordine di materiale sanitario ad inizio aprile per fronteggiare la pandemia. Sono state così distribuite 12.500 mascherine chirurgiche per i pazienti in quarantena, ospitati negli 11 centri rurali del distretto di Kawthaung, forniti solo di stuoie e coperte e collocati in grandi spazi comuni; altre 25.000 mascherine, in tessuto non tessuto, sono state consegnate alla popolazione più povera.

Lo staff sanitario della
Basic Health Clinic di Kawthaung riceve il materiale per la prevenzione del COVID-19. Fonte: MedAcross.

Le misure per il contenimento del COVID-19 e la conseguente riduzione della mobilità hanno purtroppo avuto un impatto maggiore sulle attività della Mobile Clinic, circostanza che ha danneggiato pesantemente la parte di popolazione già più svantaggiata: sono infatti le comunità rurali a dover affrontare enormi difficoltà, se non l’impossibilità, ad accedere a prestazioni sanitarie a causa dell’assenza totale di servizi di medicina territoriale gratuiti e facilmente raggiungibili. In una prima fase MedAcross ha deciso di sospendere il servizio della Mobile Clinic per avere il tempo di curarne la riorganizzazione: ogni passaggio delle procedure è molto più delicato rispetto a quanto avviene in ambulatorio, in quanto ogni aspetto deve essere studiato nel dettaglio, dalla sanificazione del veicolo prima della partenza, alla preparazione degli spazi dedicati alle visite, che devono essere organizzati in modo tale da consentire la separazione fisica dei pazienti con potenziali sintomi di COVID-19 da quelli senza sintomi.

Dottoresse e infermiere si preparano alle visite. Fonte: MedAcross.

Nel frattempo, i regolamenti governativi avevano imposto il blocco di tutti gli spostamenti, interni ed esterni al paese, a prescindere dalla causa, delegando ai governi locali di stati e regioni l’emissione di permessi appositi per attività di prevenzione e sanitarie. Tali autorizzazioni, soprattutto quelle relative ai servizi delle cliniche mobili, nei primi tre mesi di pandemia hanno subito sospensioni e/o ritardi; al contempo anche gli standard da garantire, unitamente alle linee guida governative, hanno tardato a essere diffusi. Per tale ragione, la maggior parte delle cliniche private della città di Kawthaung sono state chiuse e la Basic Health Clinic, tra marzo e giugno, è stato l’unico servizio accessibile in cui era possibile ricevere cure e medicinali gratuiti per gli abitanti dell’area. Inoltre, dato che il lockdown ha esacerbato le difficoltà economiche della popolazione di riferimento (per lo più piccoli commercianti e lavoratori a giornata che si sono trovati con attività sospese o impossibilitati a raggiungere il posto di lavoro, già precario in Thailandia) MedAcross ha cercato di attenuare i disagi di questa realtà provvedendo, sempre presso la Basic Clinic, alla distribuzione mensile di riso, a integrazione dell’alimentazione delle famiglie più indigenti e a rischio.

MedAcross si è inoltre impegnata in una serie di attività di prevenzione, in collaborazione con altre realtà del territorio e con il supporto di Unione Buddhista Italiana. A partire da fine marzo, i centri di quarantena allestiti all’interno delle scuole chiuse per le vacanze estive e gestiti dalle autorità sanitarie locali e dal Prevention Commitee, sono stati riforniti di dispositivi di protezione individuali (DPI) a beneficio di pazienti e operatori sanitari, mentre 25.000 residenti di villaggi rurali, piantagioni e isole sono stati riforniti di mascherine riutilizzabili e disinfettante mani, istruiti sulle norme anti contagio e messi a conoscenza delle procedure per richiedere l’intervento delle autorità sanitarie, in caso di sintomi sospetti. Fin dalla fine di maggio, poi, MedAcross è stata partner tecnico di diverse iniziative di formazione e prevenzione anti-COVID-19. In particolare, le dottoresse hanno condotto un seminario, organizzato a Kawthaung da Istituto Oikos, ONG italiana che si occupa di preservazione ambientale e turismo sostenibile, rivolto a stakeholder del settore turistico, per fornire loro preziose informazioni e know how da applicare alle proprie attività (hotel, ristoranti, guide turistiche, ecc.) in modo da garantire sicurezza e igiene.

Per saperne di più

www.medacross.org

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