L’Europa e la Belt and Road Initiative: narrazioni mediatiche e aspettative

A partire dal lancio della Belt and Road Initiative (BRI) nel 2013, la Cina e diversi paesi europei sono riusciti a raggiungere, insieme, importanti traguardi. Tuttavia, se da una parte il coinvolgimento dell’Europa nelle attività della BRI è stato pressoché immediato (si pensi ai 17 paesi che sono subito entrati a far parte della Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture, AIIB), è anche vero che l’Europa continua a guardare all’iniziativa cinese con scetticismo: ad esempio, diversi paesi membri dell’UE si sono rifiutati di siglare accordi commerciali con la Cina in occasione del Belt & Road Forum del 2017. Come osservato da Le Corre,[1] l’Unione Europea non sembra essere riuscita a formulare una propria politica estera unitaria e coerente di “risposta” alla BRI cinese. Questo ha portato i singoli paesi europei (più o meno legati alla Cina) a reagire al piano strategico cinese nei modi più disparati.[2] Tra speranza e scetticismo, le voci discordanti dell’Europa che guarda alla BRI sono state amplificate, anzitutto, dai canali mediatici europei.

Nel 2013, il Presidente Xi presentò le nozioni di “Una Cintura” (yī dài, 一带) e di “Una Via” (yī lù, 一路) in due differenti occasioni. L’idea della creazione di “Una Cintura” fu resa nota dal Presidente nel corso di una sua visita ufficiale in Kazakistan, poiché l’iniziativa era stata originariamente pensata con l’obiettivo di rimarcare l’importanza che l’Asia centrale ha nel calcolo strategico cinese. La corrispondente iniziativa di realizzazione di “Una Via” marittima, invece, fu presentata in Indonesia per rimarcare l’intento della Cina di proiettarsi con nuova energia verso i paesi del Sud-Est asiatico.

Pechino, 15 maggio 2017: il Ministro degli affari esteri Wang Yi cammina all’esterno della sala conferenze in cui il Xi Jinping tiene il discorso conclusivo del Belt and Road Forum per la Cooperazione Internazionale. Il Belt and Road Forum è stato l’evento relativo alle nuove “Vie della Seta” di conio cinese al quale i media europei hanno dato maggior copertura dal lancio dell’iniziativa “One Belt, One Road” nel 2013 (immagine: Jason Lee-Pool/Getty Images).

Mentre i media cinesi diedero subito grande risalto a queste proposizioni innovative della politica estera cinese, i media europei cominciarono ad occuparsene solo nel 2015, a seguito dell’ingresso di diversi paesi membri dell’UE nell’AIIB. Il Regno Unito e il Lussemburgo annunciarono la loro adesione all’AIIB nel marzo del 2015; Germania, Francia, Italia, Spagna e altri dieci paesi europei aderirono un mese dopo, nell’aprile 2015. A voler ripercorrere l’andamento della visibilità mediatica della BRI sui media europei, tuttavia, troveremmo un primo picco nel numero degli articoli ad essa dedicati non prima del 2017, in coincidenza con l’apertura e la chiusura del primo Belt & Road Forum (Figura 1).

Figura 1

Fonte: elaborazione dell’autrice su dati Factiva.

Stando a dati estratti tramite Factiva,[3] nessuna testata giornalistica europea parlò della BRI cinese per l’intera durata del 2013. La BBC menzionò l’iniziativa una volta sola nel 2014. Nel 2015, invece, ben 99 canali mediatici pubblicarono 598 articoli sulla BRI. Come già accennato, il picco di menzioni della BRI arriva poi nel 2017, con 100 canali mediatici europei impegnati nella pubblicazione di un totale di 2.509 articoli. Questi sono stati scritti prevalentement e in lingua inglese, seguiti da quelli scritti in italiano, tedesco, francese (Figura 2). Tra il 2016 e il 2017 si è registrato inoltre un picco di copertura offerta alla BRI anche in Europa orientale – contesto all’interno del quale sono stati i media cechi e polacchi a garantire il massimo della visibilità  mediatica all’iniziativa cinese (Figura 3).

Figura 2

Fonte: elaborazione dell’autrice su dati Factiva.

Figura 3

Fonte: elaborazione dell’autrice su dati Factiva.

I dati Factiva mostrano inoltre come i canali mediatici che hanno pubblicato il maggior numero di articoli dedicati alla BRI in lingua inglese siano stati i seguenti: Financial Times, Times, e Guardian nel Regno Unito; Interfax e Sputnik News in Russia; Belarus Daily News in Bielorussia; GPA International in Germania; l’Agenzia di Stampa Lituana nel paese baltico. Se si guarda all’intero continente europeo, i canali russi Interfax e Sputnik News sono i soli ad aver pubblicato un numero di articoli in inglese dedicati alla BRI di gran lunga superiore a quello dei media britannici. Nel contesto UE sono stati i media Italiani, invece, a fornire il massimo della copertura mediatica sull’iniziativa cinese. In Italia si confermano leader Il Sole 24 Ore e l’ANSA, seguite da AGI, Adnkronos, Milano Finanza e Italia Oggi. A dedicare maggior spazio agli articoli sulla BRI in lingua tedesca sono stati invece i canali News Aktuell, Austria Presse Agentur e PR Newswire, così come Deutsche Logistik-Zeitung e Deutsche Welle. I canali mediatici che hanno offerto la maggior copertura alla BRI in lingua francese sono stati il sito Atlantico, la testata Les Echos, le reti svizzere Agence Télégraphique Suisse e AWP Finanznachrichten, e la rete lussemburghese Agefi. I canali leader dell’’Est europeo (in tema di BRI) sono stati, infine,la testata polacca Rzeczpospolita, la Polska Agencja Prasowa, e l’agenzia ceca Česká Informační.

Ad oggi risulta che le storie alle quali è stato dato maggior risalto sono state quelle dedicate alle relazioni bilaterali tra la Cina e i singoli paesi europei: i dibattiti sul tema sembrano aver interessato l’Europa intera. Da notare anche come i diversi canali mediatici non si siano limitati a documentare le relazioni che il loro paese intrattiene con la Cina, fornendo invece riflessioni che hanno riguardato la Cina e l’Europa più in generale.[4] Un’altra interessante tendenza mediatica registrata in Europa riguarda il modo in cui i media europei hanno prestato attenzione agli aspetti della BRI maggiormente legati a questioni di politica e di relazioni internazionali. In Europa si è infatti molto parlato di BRI, ma principalmente alla luce di altri fenomeni, quali la Brexit e la presidenza Trump. L’impressione generale trasmessa da questi articoli è che la Brexit abbia messo a rischio il processo di integrazione dell’UE, e che la presidenza Trump stia compromettendo l’intera alleanza transatlantica.[5] Le domande che l’Europa pare porsi, dinnanzi alla BRI, restano dunque sostanzialmente due: come reagire all’iniziativa cinese? Ma, soprattutto, come dare vita a un progetto di integrazione sino-europea che poggi su solide basi?

I canali russi e dell’Est europeo hanno dato maggior risalto a notizie che incoraggiassero l’Unione Europea a rafforzare le proprie relazioni con la Cina tramite la Belt and Road Initiative.[6] Nel tentativo di motivare le industrie europee a lasciarsi coinvolgere nei progetti infrastrutturali della BRI, anche i media italiani hanno espresso il loro ottimismo.[7] Gli articoli riportati dalle testate francesi e tedesche si sono fatti invece portatori di istanze che vorrebbero un’Unione Europea più cauta e circospetta nei confronti delle iniziative cinesi e della BRI in particolare, soprattutto alla luce dell’alto tasso di rischio legato a quasi i tutti i progetti infrastrutturali che si trovano lungo le nuove “Vie della Seta”.[8] Ragionando di “Brexit” nell’ottica delle opportunità presentate dalla Belt and Road Initiative, le testate francesi hanno però riportato opinioni più concilianti rispetto a quelle della stampa tedesca, sottolineando come non si voglia capitalizzare sulla Brexit a danno di Londra.[9]

Quali conclusioni si possono dunque trarre dalle voci discordanti dei canali mediatici europei? La pluralità delle narrazioni mediatiche dell’Europa che guarda alla BRI sembra essere il riflesso della complessità delle relazioni che legano tra loro i diversi paesi europei, e questi alla Cina. Il numero esorbitante di articoli della stampa russa pubblicati in inglese e tedesco, invece, sembrerebbe fornirci qualche indizio in merito alle ambizioni pan-eurasiatiche delle nuove strategie di diplomazia pubblica di Mosca. Ciò nonostante, i media britannici, italiani, tedeschi e francesi sembrano essere molto più interessati a come l’Europa (e non la Russia) gestirà la BRI. A differenza dell’UE, però, Mosca ha già risposto alla BRI cinese con una politica ad essa complementare, ossia l’Unione Economica Eurasiatica.

Nonostante il database della piattaforma Factiva elabori anche notizie provenienti da piattaforme di blogging, i nuovi media (ad eccezione di quelli francesi) non sembrano aver discusso della BRI più di quanto non si facesse già sui canali mediatici europei tradizionali. L’interesse dei media europei per la BRI sembra oscillare a seconda di come ciascun paese europeo percepisce la propria posizione sullo scacchiere internazionale rispetto all’UE, alla Cina, agli Stati Uniti di Trump, e alla Brexit. A metà tra lo “scetticismo” tedesco e la “speranza” italiana, l’Europa è ancora “incerta” nel suo relazionarsi alla Cina tramite la BRI. Al momento, comunque, a giudicare dai riflessi mediatici, questa condizione di incertezza sembra aver spinto la maggior parte dei paesi europei ad aprirsi, piuttosto che a chiudersi alle potenziali opportunità create dalla Cina.

Traduzione dall’inglese a cura di Carlotta Clivio

 

[1] Philippe Le Corre, “Europe’s mixed views on China’s One Belt, One Road Initiative”, Brookings, 23 maggio 2017, disponibile all’Url https://www.brookings.edu/blog/order-from-chaos/2017/05/23/europes-mixed-views-on-chinas-one-belt-one-road-initiative/.

[2] Zhan Zhang, “A narrative future for Europe-China economic relations after the financial crisis”, Global Media and China 1 (2016) 1-2: 49-69.

[3] Questi risultati sono stati ottenuti inserendo le parole “One Belt One Road”, “Belt and Road” e “China” all’interno del database Factiva. L’autrice ha voluto che la ricerca tenesse conto di tutti i canali mediatici della regione “Europa”, per un periodo di tempo che va dal 1° gennaio 2013 al 12 dicembre 2017.

[4] Si vedano: Rita Fatiguso, “Grandi progetti: la nuova Via della Seta non si ferma”, Il Sole 24 Ore, 26 settembre 2016, disponibile all’Url http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-09-26/la-nuova-via-seta-non-si-ferma-063526.shtml?uuid=ADpW70QB; Martin Kettle, “We are obsessed with Brexit and Trump: we should be thinking about China”, The Guardian, 19 ottobre 2017, disponibile all’Url https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/oct/20/trump-xi-world-leader-chinese-communist-party-congress-speech.

[5] Askanews, “Accordo libero scambio UE-Giappone: risposta a Trump e alla Cina”, 8 dicembre 2017, disponibile all’Url  http://www.askanews.it/economia-estera/2017/12/08/accordo-libero-scambio-ue-giappone-risposta-a-trump-e-alla-cina-pn_20171208_00070/.

[6] Sputnik News, “EU should play active role in China’s One Belt, One Road project – French Ex-PM”, 16 novembre 2017, disponibile all’Url https://sputniknews.com/analysis/201711161059156786-eu-france-one-belt-china/.

[7] Redazione ANSA, “Via Seta: Bers, in Europa Sud-Est obiettivi ‘allineati’”, 19 maggio 2016, disponibile all’Url http://www.ansa.it/friuliveneziagiulia/notizie/2016/05/19/via-seta-bers-in-europa-sud-est-obiettivi-allineati_7b0d6bcb-964a-4752-85f7-7387aab40e6c.html.

[8] Hans Spross e Jan Gaspers, “Mehr Gemeinsamkeiten zwischen EU und China“ [Più somiglianze tra l’UE e la Cina], Deutsche Welle, 30 maggio 2017, disponibile all’Url http://www.dw.com/de/mehr-gemeinsamkeiten-zwischen-eu-und-china/a-39051594 (link in tedesco).

[9] “La France devrait occuper une position de médiatrice dans la négotiation du Brexit” [La Francia dovrà assumere il ruolo di mediatrice nei negoziati per la Brexit], Atlantico, 21 agosto 2017, disponibile all’Url http://www.atlantico.fr/decryptage/france-devrait-occuper-position-mediatrice-dans-negociation-brexit-edouard-husson-disraeli-scanner-3141881.html/page/0/2 (link in francese).

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