Le relazioni Italia-ASEAN: intervista a Ugo Astuto (MAECI)*

A cura di Giuseppe Gabusi

Tradizionalmente, la politica estera dell’Italia repubblicana ha avuto tre orizzonti immediati: gli Stati Uniti, l’Europa e il Mediterraneo. L’Asia orientale è invece sempre stata un po’ sullo sfondo, ma negli ultimi anni quest’area – grazie soprattutto all’ascesa della Cina – ha attirato una crescente attenzione della diplomazia italiana. Questo è vero anche per i dieci Paesi che compongono l’ASEAN?

I dieci Paesi ASEAN stanno assumendo un rilievo crescente per la politica estera italiana, sia nell’ambito dell’Asia-Pacifico, sia a livello globale. Ciò è testimoniato dal crescente numero di visite politiche ad alto livello: nell’arco degli ultimi tre anni abbiamo avuto quattro visite di Stato, diverse visite a livello di Capi di Governo, Ministri degli Esteri ed altri Ministri, Vice Ministri e Sottosegretari in Paesi quali Vietnam, Indonesia, Singapore, Myanmar, Filippine e Malaysia. Con alcuni di questi Paesi abbiamo firmato Dichiarazioni di Partenariato Strategico e abbiamo meccanismi di consultazioni bilaterali a livello politico o di alti funzionari.

I contatti sono frequenti anche in ambito multilaterale, e in particolare nel contesto onusiano, del G7, G20 e delle relazioni UE-ASEAN. In generale, sia l’Italia sia l’Unione Europea nel suo complesso riconoscono sempre più la valenza strategica dell’ASEAN e il suo rilievo quale interlocutore, non solo economico, ma anche politico. I Paesi ASEAN condividono i nostri obiettivi di pace e sicurezza regionale e globale. Si tratta di partners cruciali nell’attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, la lotta ai cambiamenti climatici, i grandi temi come la lotta al terrorismo e la gestione dei flussi migratori.

È da segnalare che lo scorso gennaio gli Ambasciatori d’Italia accreditati nell’area si sono incontrati a Giacarta, per una riflessione comune. In tale occasione, il Ministro degli Esteri Alfano si è rivolto loro esortandoli a “lavorare per un salto di qualità nella regione”, sottolineando che “la cooperazione con i Paesi ASEAN è un indirizzo politico effettivo del Governo”.

La domanda interna in Italia non sarà in grado, per evidenti ragioni demografiche, di sostenere la crescita del nostro Paese, che dovrà sempre più guardare ai mercati esteri. Per quale ragione le imprese italiane dovrebbero considerare il Sud-est asiatico come area promettente per sviluppare il proprio business? Come le istituzioni possono aiutare le imprese che intendono avvicinarsi a quest’area?

L’interscambio tra l’Italia e i Paesi ASEAN è in forte incremento. Si tratta di un mercato di 630 milioni di abitanti, che registra tassi di crescita tra i più elevati nel mondo. L’ASEAN nel suo insieme dovrebbe diventare entro il 2030 la quarta economia mondiale; sta sperimentando un notevolissimo sviluppo socioeconomico, che si accompagna a un fabbisogno infrastrutturale in crescita esponenziale e a una domanda di beni strumentali e di beni di consumo in ascesa. In questi Paesi sta crescendo una classe media sempre più cosmopolita e attratta dai prodotti di qualità. Le aziende italiane hanno cominciato ad affacciarsi a questa nuova realtà, dove il potenziale di espansione è molto ampio.

Le istituzioni promuovono attivamente la presenza economica italiana nei Paesi ASEAN. Visite politiche, missioni di sistema, delegazioni imprenditoriali organizzate da partner istituzionali, nonché numerosi eventi promozionali, quali le settimane tematiche volte a promuovere diversi aspetti della produttività e della creatività italiana, figurano tra gli strumenti utilizzati per incoraggiare le imprese a esplorare i mercati del Sud-est asiatico. Le nostre Ambasciate hanno un ruolo fondamentale nel promuovere il made in Italy e il made by Italy, fornendo informazioni sul mercato locale, assistendo le nostre aziende sul campo e diffondendo presso le autorità e il pubblico dei Paesi di accreditamento la consapevolezza delle opportunità offerte dal sistema Italia.

La politica estera verso il Sud-est asiatico è essenzialmente politica estera economica. Tuttavia, più voci in Asia orientale spesso auspicano un maggiore impegno dell’Europa anche sul versante politico. Non pensa che sia necessario rafforzare il nostro dialogo strategico con la regione, caratterizzata da un equilibrio (sempre più precario) tra il commercio con Pechino e la sicurezza assicurata dall’impegno di Washington? 

L’Italia ha finalizzato con vari Paesi della regione meccanismi di partenariato strategico e di consultazioni politiche bilaterali; sono regolari i contatti a livello di Ministri degli Esteri e nelle agende dei colloqui i temi politici regionali e globali di maggior rilievo hanno una posizione preminente. I principali Paesi ASEAN sono ormai nostri regolari interlocutori su questioni quali la sicurezza globale, la lotta al terrorismo, le migrazioni, i diritti umani. La crescente integrazione tra Paesi ASEAN rende l’Associazione un partner di primo piano anche per l’Unione Europea; in questo contesto è sempre più proattiva la partecipazione europea alle riunioni UE-ASEAN. L’ASEM offre un’ulteriore utile cornice multilaterale di dialogo e confronto. Tali fora sono ormai diventati appuntamenti prioritari per il Governo italiano.  Nonostante la distanza, l’Europa si propone ormai quale attore dinamico nella regione.

Si ha talvolta l’impressione che in Italia gli eventi dei Paesi ASEAN compaiano sui media solo fugacemente, per poi scomparire dall’orizzonte dei lettori e dei telespettatori, contribuendo alla permanenza nella mente degli italiani di un’immagine stereotipata: le spiagge della Thailandia e di Bali, i templi buddhisti del Myanmar, gli shopping mall di Singapore…. Perché a suo giudizio appare difficile trasmettere l’immagine reale di questi Paesi?

I contatti tra Italia e Asia hanno antiche radici nel tempo. Tra i primi mercanti e viaggiatori che nel XVI secolo portarono notizie in Europa dell’Asia Sud Orientale figuravano molti italiani. Ad esempio personalità come Ludovico De Varthema, che visitò India, Birmania e Giava e al suo ritorno in Italia, intorno al 1510, scrisse la cronaca dei suoi viaggi. Oggi la conoscenza in Italia della realtà in rapido sviluppo dei Paesi ASEAN sta aumentando, attraverso contatti tra persone e imprese, e il crescente interesse di istituzioni accademiche e think tank. Conferenze ed eventi che riguardano il Sud-est asiatico sono ormai frequenti nelle città italiane e tra le nostre aziende cresce la consapevolezza delle opportunità offerte da questi Paesi, che hanno conosciuto negli ultimi decenni una tumultuosa modernizzazione. D’altra parte, in Asia si sta diffondendo la consapevolezza delle eccellenze dell’industria italiana nell’alta tecnologia e nella meccanica strumentale, oltre che della qualità dei beni di lusso. Lo stesso turismo, in incremento in entrambe le direzioni, promuove la conoscenza reciproca e stimola il flusso di idee e di esperienze.

Mentre tutti i Paesi ASEAN sono variamente avviati su sentieri di sviluppo economico (a tratti tumultuoso), la loro varietà istituzionale è significativa. Alcuni Paesi sono democrazie (l’Indonesia), altri sono Paesi socialisti (il Vietnam), altri sono in via di trasformazione (il Myanmar), altri sono guidati dai militari (la Thailandia) … Come è possibile, mentre si fanno affari con questi Paesi, proporre modelli di sviluppo che siano sostenibili e che abbiano al loro centro la tutela della dignità della persona umana?

La promozione dei diritti umani è una costante dei nostri contatti con gli interlocutori del Sud-est asiatico. Sul fronte dello sviluppo sostenibile, i principali Paesi ASEAN hanno ottenuto grandi successi negli ultimi decenni, investendo nel capitale umano: gli indicatori relativi a istruzione, sanità e altri parametri sociali sono mediamente migliori rispetto a Paesi a pari reddito in altre regioni. Sui temi fondamentali relativi a democrazia e diritti umani abbiamo un dialogo aperto con i partners ASEAN, sia sul piano bilaterale che all’interno del quadro dell’Unione Europea, con particolare attenzione alla campagna per l’abolizione della pena di morte, i diritti di donne e fanciulli, la libertà di credo e di espressione, i diritti dei lavoratori. L’Unione Europea conduce infatti regolari incontri sui diritti umani con i Paesi ASEAN. Da notare infine l’attività della Commissione intergovernativa dell’ASEAN sui diritti umani, creata nel 2009 quale organo consultivo dell’ASEAN, con cui l’UE intrattiene frequenti rapporti e scambi di visite.

 

*Ugo Astuto è Vice Direttore Generale – DG per la mondializzazione e le questioni globali e Direttore Centrale per i Paesi dell’Asia e dell’Oceania, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

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