[LA RECENSIONE] La testa del drago

Gigi Roggero (a cura di) La testa del drago. Lavoro cognitivo ed economia della conoscenza in Cina. Ombre corte, Verona 2010.

 

L’agile volume che proponiamo questo mese è una raccolta di cinque saggi (in massima parte già pubblicati in inglese tra il 2007 e il 2009) di sociologi, antropologi e geografi di università britanniche e americane che ruotano attorno al tema del rapporto tra capitale da un lato e conoscenza, identità e lavoro dall’altro.

Come sottolinea il traduttore (Gigi Roggero) nella sua introduzione, il comune denominatore dei contributi è lo sforzo di analizzare il caso cinese nel più ampio contesto dei mutamenti dell’economia al livello mondiale.

Dal nuovo ruolo “produttivo” dell’industria culturale al caso di Zhongguancun (la “Silicon Valley” cinese), dalla nuova identità dei professionisti di Shanghai alle lotte dei lavoratori e alle migrazioni dei cinesi in Corea, Giappone e Singapore, emerge con chiarezza la necessità di ridiscutere, per una più chiara consapevolezza delle sfide del XXI secolo, le categorie (in larga misura di provenienza occidentale) con cui siamo abituati a leggere la realtà politico-economica internazionale, a cominciare dai rapporti tra stato e mercato e tra stato e società. “Il problema, allora, non è tanto il rapporto tra “mano visibile” e “mano invisibile”, quanto invece l’intersezione tra libertà di mercato e autoritarismo politico dentro il nuovo regime globale di accumulazione e valorizzazione. […]. È la distinzione tra pubblico e privato a essersi esaurita, poiché entrambi collaborano alla costruzione delle nuove tecnologie di governance capitalistica”.

Un libro da leggere allo specchio: aiuta a capire come sia possibile coniugare, nelle nostre realtà democratiche, i principi acquisiti di civiltà con la necessità di competere nel mercato globale.

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