[LA RECENSIONE] Lanterne in volo

Alec Ash, Lanterne in volo (Torino: add editore, 2017).

 

All’inizio del XXI secolo si affacciano sulla scena sociale cinese i ragazzi della generazione post-Ottanta (bā líng hòu, 80后), i nati tra il 1985 e il 1995 che non hanno conosciuto Tian’anmen. Molti di loro hanno lasciato la campagna e i villaggi di provincia per andare a studiare e a lavorare nelle grandi metropoli, inseguendo i propri sogni in una Cina in veloce e spesso traumatico mutamento. Devono fare i conti con la ricerca di un lavoro che offra un salario adeguato. Devono affrontare la pressione dei genitori, che – come vuole la tradizione – li desiderano ardentemente accasati prima di avere compiuto i trent’anni, mentre le sirene pop delle modernità occidentali li chiamano a vivere una vita più libera, svagata, indipendente. Lanterne in Volo raccoglie le storie di sei di questi giovani, nel loro passaggio alla vita adulta.

Alec Ash appartiene alla folta schiera di ragazzi occidentali stregati dalla Cina dopo esservisi recati un po’ per curiosità, un po’ per avventura, un po’ per maturare un’esperienza di lavoro. Dopo avere insegnato inglese in Tibet, decide di imparare il mandarino a Pechino e inevitabilmente finisce a Wudaokou, il distretto universitario nel nord-ovest della città, dove hanno sede le più prestigiose università dell’intera Cina. Wudaokou è popolato anche dalla vasta comunità di docenti, intellettuali di passaggio, analisti e osservatori stranieri alla ricerca di qualche  tassello mancante per comprendere la Cina, o ansiosamente bramosi di trasmettere agli studenti cinesi la conoscenza, i valori, gli stili di vita del mondo esterno. È in questo crocevia di esperienze che l’autore – nel frattempo divenuto scrittore e giornalista – matura l’idea di raccontare la storia di Mia, Xiaoxiao, Lucifer, Dahai, Snail, e Fred.

Sono tutti in cerca del proprio futuro, accomunati dalla speranza che il passato non sia una zavorra, e che il presente non rappresenti una travolgente tentazione. Nata a Urumqi, nello Xinjiang, Mia insegue il mondo della moda in un copione degno del film Il Diavolo Veste Prada, ed è gelosa della propria libertà. Xiaoxiao è stanca delle fredde lande dell’Heilongjiang, nell’estremo nord della Cina e sogna un orizzonte più ampio del proprio negozietto. Lucifer (dallo Hebei) è il leader dei Rustic, la band punk scoperta dal noto economista Michael Pettis nel suo locale D-22, ma dopo una sorprendente vittoria londinese alla competizione canora per i migliori gruppi emergenti (non seguita dal successo sperato) cerca fortuna come solista, frequenta i talent show, esplora altri canali dello show business. Dahai viene dallo Hubei ed è attratto dai blog e dal presunto potere liberatorio della rete, prima di convertirsi alla realtà di un paese che, con tutte le sue pecche, gli permette di trovarsi un impiego onesto in una ditta di ingegneria e costruzioni, e di sognare il biglietto d’ingresso nella nuova classe media. Per Snail, il ritorno alla quiete della nativa provincia dell’Anhui (“una sensazione epidermica gli diceva che [Pechino] non era il suo posto”, p. 261) è la pausa di riflessione che lo fa uscire dalla dipendenza da videogiochi, inducendolo a ritornare all’università e a sperare in una vita tranquilla, sia dal punto di vista economico sia sul fronte sentimentale. Infine Fred, figlia di un funzionario del Partito, cresce negli agi dorati tra le palme dell’isola di Hainan, “un posto piacevole da chiamare casa” (p. 31): ricca, intelligente, curiosa, non può che finire alla Peking University per completare un dottorato in politica internazionale, non prima di avere trascorso – tappa d’obbligo per ogni colto rampollo che si rispetti – un debito soggiorno ad Harvard, dove incontra il vero soft power americano (“non avendo più il problema di dover scansare di continuo gli argomenti sensibili, si godeva il primo assaggio di libertà accademica”, p. 183), prima di capire i limiti della vita a stelle e strisce.

Grazie a una brillante struttura narrativa che alterna, senza preordinata sequenza, frammenti di storia dei sei personaggi in brevi capitoli, conosciamo, abbandoniamo, e riprendiamo per mano i giovani protagonisti. Viaggiamo con loro, condividiamo le loro emozioni, paure, ansie ed esaltazioni, mentre dietro il palcoscenico scorrono le contraddizioni e le molteplici sfaccettature della Cina: ville sfavillanti (“erano tutti indizi di uno stile di vita che non rispettava lo stipendio ufficiale”, p. 29) e umidi tuguri; matrimoni all’occidentale in salsa tradizionale; sete di autonomo successo e desiderio d’affetto condiviso; sedute di coscienza socialista (“non era chiaro se lo scopo fosse risvegliare la coscienza politica degli studenti o spegnerla per sempre dalla noia”, p. 28) e nottate glam-rock; ansia d’Occidente e fedeltà alla grande Cina (“agli occhi di Fred […] il governo affrontava quelle sfide, evitando l’alternativa francamente terrorizzante di un vuoto di potere”, p. 280). Emerge il ritratto di una generazione apolitica (“le uniche Zhongnanhai che le stavano a cuore erano le sigarette che fumava”, pp. 97-98, “degli anni Settanta la sola cosa che gli interessava era l’evoluzione del punk britannico”, p. 117), che non si pone domande perché non riesce “a fare i conti con il fatto che il padre lavorava per lo stesso Partito che aveva preso a sassate [il nonno]” (p.31). Troppo complicato darsi risposte: “Altro che storia, a lei sembrava fantascienza” (Ibid). Forse non ha nemmeno senso cercare un’ideologia nuova, “oltre al materialismo e al carrierismo”: “per il momento […] sembrava che non gliene importasse più niente a nessuno” (p. 69). La religione, se mai può fare parte della loro vita, è solo merce sugli scaffali dei supermercati: “Più di tutto le piacevano i ninnoli e il rosario, la fede era un accessorio come un altro” (p. 83).

Lanterne in Volo è un’appassionata elegia di una generazione spaesata che si legge d’un fiato, lasciandoci alla fine con l’amaro in bocca perché vorremmo sapere come evolvono le vite dei protagonisti. Ma per quello dovremo avere pazienza e attendere qualche decennio, per il sequel. Non sappiamo infatti se i sei personaggi troveranno il loro futuro, ma di certo il loro autore non dovranno più cercarlo – l’hanno già scoperto.

I libri recensiti in questa rubrica possono essere acquistati presso la Libreria Bodoni di via Carlo Alberto, 41, Torino.

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