Ciò che va sottolineato è il dispendio di energie e di capitale cognitivo a cui assistiamo ogni giorno in cui l’expertise collettiva accumulata sulla Cina, e dispersa in centri di ricerca, corsi di formazione e università, non viene fatta collidere (positivamente) con le convinzioni e convenzioni confutate che perdurano annacquando il valore delle nostre lenti specialistiche e la loro presa sulla realtà. Dobbiamo puntare a una convergenza sinergica fra studi d’area allargati e discipline socio-scientifiche post-coloniali che permettano una pluralizzazione coerente e mirata del sapere sulla Cina e consentano di rivitalizzare il dibattito pubblico sulla Cina in un momento in cui posizionamenti geopolitici raffreddano e rarefanno le possibilità di un dialogo critico ma aperto.
“Donald Trump ha annunciato il rinvio di circa un mese della sua visita in Cina a causa della guerra in Iran. Il rinvio, di... Read More
Nel discorso pubblico italiano il Sudest asiatico appare spesso come un insieme eterogeneo di Stati che desta l’attenzione soltanto in occasione di crisi umanitarie,... Read More
“Quando si inizia a studiare lingue e si sente questo interesse si ha voglia anche di mettersi alla prova” Gaia Airulo ha trascorso dieci... Read More
“At the level of expert discourse, Chinese analysts have become somewhat more confident in the Iranian regime’s resilience, even as they acknowledge severe structural... Read More
“Il libro, pubblicato dalla casa editrice Vita e Pensiero dell’Università Cattolica di Milano, analizza il rapporto tra filantropia e potere, inteso non solo come... Read More

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