Il quadro
Quella macro area che in termini economici e geopolitici tutti noi identifichiamo come ASEAN ha compiuto nel corso degli ultimi anni enormi passi avanti consentendo ai diversi Stati, che tempo per tempo vi hanno aderito, di trovare un comune percorso di crescita per i propri abitanti e le proprie imprese, senza per questo rinunciare, anzi esaltando, autonomia e peculiarità di dieci economie oggi in salute. L’ASEAN costituisce, non da oggi ma da almeno un paio di lustri, un esempio di forma di collaborazione dinamica fra Stati sovrani che non ha probabilmente eguali nel mondo. I Paesi ASEAN hanno peraltro avviato il processo di convergenza nel momento in cui la vicina Cina si trasformava in fabbrica del mondo e hanno ulteriormente accelerato quando il loro Grande Vicino ha dato impulso a un poderoso piano di internazionalizzazione anche per il tramite di una progressiva delocalizzazione produttiva. Questi fattori hanno innescato uno sviluppo diffuso, capace di portare le economie ASEAN a crescere a tassi medi superiori al 5% annuo nel contesto della crisi globale, ad accrescere la dimensione dello scambio commerciale, portandolo – nel 2015 e con riferimento alla sola Italia – a 14 miliardi di euro e, infine, a creare i presupposti per un mercato “interno” da 630 milioni di abitanti, fattore di per sé capace di attirare l’interesse delle imprese, siano esse grandi, piccole o medie. Non secondario appare poi, oggi più di ieri, il ruolo dei Paesi ASEAN – e di Singapore, Indonesia e Vietnam in particolare – come hub per l’esportazione in altri Paesi asiatici di lavorati e semilavorati prodotti localmente.
L’esperienza di una banca
Molti Paesi ASEAN si sono poi dimostrati, almeno dal nostro osservatorio, particolarmente attrattivi per quelle piccole e medie imprese che costituiscono l’ossatura del sistema produttivo italiano sia per il combinato disposto fra la facilità di avviare attività di business – ad esempio a Singapore, in Malaysia o in Thailandia – e i costi contenuti – ad esempio degli affitti, in Indonesia, Malaysia e Vietnam – sia per l’esigenza di avviare o sviluppare interi settori tradizionalmente forti del Made in Italy – dall’arredamento alla moda, dall’automotive ai macchinari da produzione. Per queste e molte altre ragioni Intesa Sanpaolo ha da tempo scommesso sull’ASEAN proponendosi di sostenere con la propria presenza e i propri servizi il percorso di internazionalizzazione delle imprese italiane e di molte imprese internazionali. Tutto ciò è avvenuto nel tempo, per il tramite di tre principali driver:
Il messaggio, riflessioni per un Paese e per le imprese
L’esperienza ultratrentennale nella regione ci induce ad alcune riflessioni. Su un piano più “macro-economico”, nell’interesse del nostro Paese e di visione sull’area, si può immaginare che se ogni percorso virtuoso necessita di tempo per produrre i suoi frutti migliori, i Paesi ASEAN paiono aver imboccato oggi l’ultimo miglio e si propongono dunque come un’area in grado di crescere in modo sostenibile. Su un piano più “micro-economico”, e di quotidiano confronto con le imprese clienti, è forse utile rimarcare che se i Paesi ASEAN offrono indubbie opportunità, e conseguenti rischi, è importante peraltro ponderare la scelta dell’internazionalizzazione attraverso non tanto, o non solamente, la leva dell’export puro ma anche, e soprattutto, mediante la costituzione di società in loco e, nel tempo, di siti produttivi che consentano di commercializzare rapidamente una linea di prodotti per il mercato asiatico. Nei Paesi ASEAN – come in molte altre aree emergenti o post-emergenti – può risultare quindi essenziale osservare, fare esperienza poco a poco e compiere infine un passo ragionato e concreto al di là della linea dell’orizzonte.
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