Con oltre 700 milioni di abitanti, una crescita economia stimata – per quest’anno – al 5% e grazie alla sua varietà culturale e ambientale unica al mondo, che la rende attrattiva a molti turisti internazionali, il Sud-Est asiatico è una regione a cui l’Unione Europea (UE), e l’Italia, dovrebbero guardare con estrema attenzione. Nell’ultimo decennio molti passi in avanti sono stati fatti, a partire dall’apertura a Giacarta di una delegazione UE presso l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) nel 2015. Cinque anni più tardi, l’UE e l’ASEAN elevarono il proprio rapporto di cooperazione e di dialogo a “partenariato strategico”, impegnandosi a organizzare vertici e incontri a livello istituzionale. L’Italia, da parte sua, ha ottenuto sempre nel 2020 lo status di “partner di sviluppo”, che ha permesso di realizzare un vasto programma di cooperazione con l’Associazione, che spazia dal settore politico-istituzionale a quelli agricolo, ambientale, della sanità e del patrimonio culturale. Sebbene l’UE e l’Italia abbiano incrementato i rispettivi sforzi per costruire una relazione più solida sia con l’ASEAN sia con i suoi undici Stati membri, molto ancora resta da fare, in campo sia politico sia economico. L’articolo di apertura mette in luce l’apporto concreto della cooperazione italiana ai processi di sviluppo economico e sociale nel Sud-Est asiatico, a conferma di quanto la nostra diplomazia stia contribuendo a forgiare una partenership vantaggiosa e sostenibile.
Questo numero di RISE presenta inoltre alcuni casi studio da cui Bruxelles e Roma possono trarre qualche lezione per migliorare le relazioni con un importante attore del continente asiatico, iniziando dall’Australia, un partner di lunga data dell’ASEAN. Il rapporto collaborativo con l’Indonesia (con cui l’UE ha da poco siglato un accordo di libero scambio), pur dovendo fare i conti con un’eredità coloniale pesante che ancora condiziona le relazioni bilaterali con i Paesi del Sud-Est asiatico, può servire da volano per rafforzare le partnership con la regione. Non bisogna però dimenticare che le richieste di Bruxelles in materia di sostenibilità sono spesso percepite, dai partner, come una forma di “imperialismo normativo” che non tiene conto delle condizioni economico-sociali dei singoli Paesi. Navigare la complessità della regione è un esercizio diplomatico sottile, che richiede conoscenze approfondite e abilità negoziali significative.
Come di consueto, il numero termina con la recensione, che sarà dedicata al libro Asia crimininale, scritto da Emanuele Giordana e Massimo Morello.

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