La sfida delle bolle di interdizione (A2/AD) alla libera navigazione

 

Per gli Stati Uniti, in quanto stato costiero e grande potenza economica, la libertà dei mari è particolarmente importante. Non a caso infatti la US Navy è la marina da guerra più potente al mondo ed è particolarmente dedita a garantire la sicurezza globale dei mari. In tal senso, la politica marittima degli Stati Uniti è dunque sinonimo di navigazione sicura per l’intera comunità internazionale, che ha potuto apprezzare il vantaggio di percorrere rotte commerciali e passaggi obbligati senza doversi fare carico dei costi per renderli sicuri. Gli Stati Uniti, dal canto loro, sono ben lieti di pagare il costo della fornitura di sicurezza, traendone in cambio una posizione globale molto favorita.

Ma le cose stanno cambiando: se da una parte le missioni anti-pirateria hanno visto la partecipazione di paesi come la Cina o la Russia, sottolineando il valore del mare come bene comune, dall’altra le agende di alcuni paesi vanno in contrasto con quella che è la pax americana, almeno nella sua dimensione marittima. Qualcuno, insomma, non intende più fruire della sicurezza statunitense adattandosi alle sue regole, ma vorrebbe invece ristabilire queste ultime in virtù dei mutati rapporti di forza. Alcune prese di posizione hanno portato a una frattura de facto dell’egemonia americana sui mari e hanno creato aree nelle quali il contrasto fra interessi nazionali prevale sulle considerazioni di maggior interesse economico globale.

L’esistenza di “bolle” A2/AD (anti-access/area-denial) è forse la migliore rappresentazione di questo processo. Da un punto di vista strettamente operativo, i sistemi A2/AD mirano a impedire o limitare l’accesso e lo schieramento di forze militari nemiche in certe aree (anti-access) oppure a ridurne fortemente la libertà di movimento (area-denial). Sulla scena globale vi sono oggi almeno sette bolle A2/AD attive o che lo saranno nell’immediato futuro. Quattro di queste sono in mani russe: nell’Artico, nel Mar Baltico, nel Mar Mediterraneo orientale e nel Mar Nero (quest’ultima in via di sviluppo). Due sono cinesi, rispettivamente nel Mar Cinese orientale e nel Mar Cinese meridionale (anche se la seconda non è ancora operativa). Infine una è iraniana, attorno a Hormuz, nel Golfo Persico.

Un missile di produzione iraniana Noor viene lanciato da un autocarro nel corso di un’esercitazione. (CC 4.0).

In quanto strumenti difensivi, l’esistenza di bolle A2/AD non ha (o non dovrebbe avere) conseguenze dirette sulla libertà della navigazione mercantile. Tuttavia, se costruite in chiave anti-statunitense, la loro presenza rischia di ridurre la capacità americana di tutelare la libertà dei mari, di fatto danneggiando quest’ultima. In una prospettiva più prettamente politica, infatti, le bolle A2/AD hanno un legame molto stretto con il crescente clima di imprevedibilità e con la difficoltà dei decision-makers che si trovano oggi a muoversi su terreni inesplorati e con poche certezze.

Diversi conflitti correnti paiono indicare una tendenza verso un sistema più incerto, instabile e distante dalla pura egemonia americana. In Ucraina, in Siria e in Libia le alleanze sono fluide e i livelli di coinvolgimento degli attori presenti variano fortemente: la crisi ucraina ha visto numerosi paesi europei affrontare il dibattito sulle sanzioni alla Russia da posizioni radicalmente diverse e alcuni paesi sono perfino stati “disobbedienti” rispetto alle proprie affiliazioni all’Unione Europea e alla NATO. In modo simile, paesi che sulla carta dovrebbero affrontare le sfide alla sicurezza insieme, nell’ambito di alleanze comuni, hanno adottato politiche diverse o addirittura opposte in Siria. Si pensi, ad esempio, agli obiettivi scelti dai raid francesi piuttosto che statunitensi, all’appoggio tedesco ai curdi siriani e quello italiano ai curdi iracheni. In Libia, poi, l’Italia supporta Serraj, mentre la Francia, la Russia, l’Egitto e l’Arabia Saudita supportano Haftar.

La difficoltà nel gestire scenari complessi in cui il numero di variabili supera la capacità di calcolo porta alcuni attori a effettuare scelte strategiche che offrono maggiori certezze anche a fronte di grande instabilità. In questo senso, le bolle A2/AD permettono di rimodellare un ipotetico campo di battaglia per esaltare i propri punti di forza e di preparare il terreno in anticipo, stabilendo così le regole del gioco, anziché subire quelle che si verrebbero a creare allo scoppio di una crisi. In alcuni casi, tale decisione è presa in funzione dello scenario atteso, in altri in virtù dell’imprevedibilità dello scenario stesso. In particolare, le bolle A2/AD del Mar Nero, del Mar Cinese orientale e di Hormuz sono costruite in funzione di scenari politici che prevedono il parziale o totale isolamento internazionale dal punto di vista politico e uno scontro diretto con gli Stati Uniti e il loro formidabile potere aeronavale. Le altre sono invece costruite per mettere punti fermi in aree la cui situazione sul campo, i sistemi di alleanze e gli equilibri economici sono fluidi.

Il caso siriano è forse l’esempio più inflazionato, ma anche il più calzante, poiché consente facilmente di cogliere quanto l’elevata incertezza dello scenario influenzi il desiderio russo di dotarsi di capacità A2/AD. Quali territori rimarranno in mano ad Assad nel prossimo futuro e con quale assetto istituzionale? Quale sarebbe l’impatto di un asse sciita vittorioso, o viceversa, di una sua sconfitta, sulla politica interna libanese e sulla contrapposizione con Israele? Quale sarà il ruolo dell’Egitto e dei paesi del Golfo? Che direzione prenderà la Turchia? Ecco che tra tante incertezze, la disponibilità di una bolla A2/AD diviene un punto fermo a cui ancorare la propria politica militare ed estera, anche a fronte di sviluppi sgraditi e imprevisti. In questo scenario, la Russia ha desideri ben definiti quali, tra gli altri, il mantenimento della propria base di Tartus, il collegamento della stessa al Mar Nero, la tutela del flusso commerciale da e per il Mediterraneo e il Mar Rosso, la protezione degli alleati regionali. Per poter far ciò a prescindere dagli sviluppi dello scenario siriano, la Russia ha reputato indispensabile costruire una cornice militare abbastanza potente – incluse capacità A2/AD – che funga da deterrente e che, eventualmente, costringa il nemico a combattere sul terreno prescelto da Mosca, oppure a perdere più di quello che si possa permettere qualora volesse forzare la mano. Insomma, un equilibrio locale che permetta di svolgere le proprie attività marittime in sicurezza e alle proprie regole.

Se si allarga lo sguardo a livello globale, il quadro per i prossimi anni è molto poco rassicurante per via di due trend principali. In primo luogo, il moltiplicarsi delle bolle A2/AD rischia di divenire prassi man mano che il nuovo club di potenze militari cresce in potenza e numero. Questo porterà sia alla relativizzazione sempre maggiore del ruolo degli Stati Uniti (che difatti cercano affannosamente di invertire il trend) che al sorgere di geometrie internazionali inedite e variabili. In seconda istanza, il moltiplicarsi delle arene e l’accrescersi della loro fluidità non contribuirà a facilitare commercio e cooperazione internazionale, intesa come sviluppo di grandi progetti intergovernativi. In alcune aree del mondo poi, l’esistenza di “giochi a regole multiple” diminuirà drasticamente il numero di attori disposti a investire; criticità notevole trattandosi spesso di aree in via di sviluppo che più di altre avrebbero bisogno di trarre beneficio da regole comuni. Al momento attuale, non è ancora noto quanto tempo occorrerà allo sviluppo di contromisure efficaci alle bolle A2/AD. È dunque possibile, in una prospettiva di lungo periodo, che anche i benefici di carattere locale e regionale offerti da questi sistemi vengano meno, vanificando così gli sforzi profusi. Finché ciò non avverrà, tuttavia, il tentativo di creare certezze in ambito politico e militare su scala locale tramite la costruzione di bolle A2/AD rischia di ledere la libertà dei mari, con possibili importanti conseguenze economiche su scala globale.

Per saperne di più:

Mottola, A. (2017) “Le bolle Anti-Access/Area Denial russe”, RID – Rivista Italiana Difesa, n. 7 (2017), pp. 54-67.

Ochmanek, D., et al. (2015) America’s Security Deficit: Addressing the imbalance between strategy and resources in a turbulent world, RAND Corporation. Disponibile su: www.rand.org/pubs/research_reports/RR1223.html

Putin, V. (2014) The World Order: New rules or a game without rules. Intervento alla XI sessione del Valdai International Discussion Club. Disponibile su: en.kremlin.ru/events/president/news/46860

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