In libreria il primo volume della collana di Scienza Politica dei Tascabili Bonanno, dedicato al nesso tra modello di reclutamento, regime politico e popolarità delle operazioni militari.
Anche le democrazie vogliono vincere in guerra. Tuttavia, sono soggette a vincoli specifici – diversi da quelli propri di autocrazie e non-stati – che ne limitano la libertà di azione. Nello scegliere quali conflitti combattere, come combatterli, e a fianco di chi, le democrazie non possono permettersi di tenere conto soltanto di quale sia la strada migliore per conseguire la vittoria. Come è ovvio, il loro calcolo deve riflettere criteri di democraticità, in particolare il coinvolgimento dei cittadini nelle scelte politiche, incluse quelle di stampo militare, e il rispetto della pubblica opinione.
La pena per la violazione sistematica di questi principi è la perdita dell’anima: infatti, come potrebbe dirsi democratico un regime che non li rispetti?
I saggi tradotti e discussi in questo volume (Harold D. Lasswell, Lo stato guarnigione, 1941; Sol Tax, Guerra e leva, 1969; Anthony Wallace, I preparativi psicologici alla guerra, 1969), trattano alcuni temi centrali nell’analisi del nesso guerra-democrazia e vengono complementati da una riflessione sui conflitti a cui hanno preso parte gli Stati Uniti, dal Vietnam a oggi.
In libreria: Stefano Ruzza (a cura di), Combattere. I dilemmi delle democrazie, Bonanno, Roma 2010